«Noi siamo, profondamente, le situazioni nelle quali viviamo»
M. Benasayag e G. Schmidt
Pierfrancesco Azzi
Quante esperienze!
Il fatto che sostanzialmente manchi un’idea di futuro come promessa ha complicato la capacità delle persone di desiderarlo e sognarlo, fermando lo scorrere della vita per lo più nell’assoluto presente. «Meglio star bene e gratificarsi oggi se il domani è senza prospettiva» scrive Umberto Galimberti. E per cercare questa gratificazione si cerca di arricchire il proprio bagaglio di esperienze, spesso in modo frenetico, quasi bulimico, senza la capacità di gestire, vedere o creare un filo conduttore alla e per la propria vita. Ogni frammento di esistenza, ogni singolo episodio, viene percepito non solo importante ma quasi fondamentale: perderlo potrebbe significare la perdita di un’occasione di felicità. La vita corre il rischio di trasformarsi in una successione temporale di nuovi inizi, in una somma, anche non coerente, di frammenti. «Oggi si passa rapidamente attraverso una molteplicità di esperienze, ciascuna delle quali suppone riferimenti e visioni della vita differenti, generando una vera frantumazione della coscienza personale e determinando una dispersione che induce a considerare ogni esperienza dello stesso valore dell’altra. Una cultura del frammento che fa vivere, godere o patire di ogni singola esperienza e di ogni momento della vita, rinunciando a collocarlo in un quadro unitario di significati»1.
È evidente come tutto questo possa diventare decisivo se lo collochiamo in un orizzonte di felicità: come possiamo scegliere la strada verso la felicità se la strada, il percorso di fatto non esiste?
Un nuovo concetto di libertà (e di limite)
La questione si complica quando conseguentemente a tutto questo nasce anche un nuovo modello e concetto di libertà, più estetica e meno etica. Nella società del like, la libertà non è più intesa come un principio necessario per la convivenza (felice) con gli altri, ma come possibilità di seguire e concretizzare un flusso di azioni finalizzato (quasi) esclusivamente ad aggiungere un nuovo frammento, una nuova esperienza; «la libertà è intesa sempre meno come discernimento e scelta tra opportunità contrassegnate da qualche valore, e sempre più come possibilità di muoversi tra le indefinite possibilità che il mercato e il contesto sociale mettono a portata di mano»2. Tante libertà, plurali, che generano molta complessità.
Un modello di libertà che si rivolge all’esperienza di vita – e non alle idee – dove l’unico limite diventa quello della possibilità. Non si può pensare di non poter accedere alle infinite esperienze che il mondo mette a disposizione: bisogna sperimentare, esserci, non correre il rischio di venire tagliati fuori. Fino all’illusione che ogni confine potrà essere varcato e che tutto sia possibile, raggiungibile.
L’opportunità della/nella scelta
Il rischio è di diventare collezionisti di tutto, senza porsi limiti. Come può, però, un collezionista, scegliere ciò che ha più valore, se non ha chiaro cosa sia per lui di valore? La questione probabilmente rappresenta una grande sfida di questo tempo, soprattutto a livello educativo: come possiamo orientarci e quindi aiutare i nostri ragazzi e le nostre ragazze a farlo?
Partiamo da un fatto fondamentale: la vita, nella sua globalità, è «discernimento», cioè, semplificando (ma non troppo), la capacità di saper scegliere imparando a separare, a distinguere, a lasciare, a non volere tutto. Certamente c’è il rischio di una duplice tentazione: da un lato ritenere che si possa vivere senza decidere, facendosi trascinare dalla corrente delle esperienze; e dall’altra immaginare di poter bastare a sé stessi, in una dimensione intimistica senza relazioni e senza apertura e confronto con gli altri.
Soprattutto in un contesto così liquido, però, la «scelta» permea in modo invasivo il vivere delle persone:
- Il dover scegliere tra le infinite esperienze a disposizione è un esercizio di discernimento costante in cui ogni persona deve leggere – e quindi decidere – ciò che succede lungo la sua strada, la sua esistenza.
- La pluralità delle libertà – il fatto che la nostra umanità è così sinfonica – costringe al confronto tra diversità, continuamente. Ed il confronto costringe a scegliere con chi e soprattutto come stare, obbliga a lasciarsi interpellare dalla vita cercando, non con poca fatica probabilmente, di capire quale sia il proprio posto nel mondo.
Scegliere quindi è una necessità, quotidiana. La sfida (educativa ma non solo) si trasforma allora nel discernere come scegliere. E questo è decisivo per la felicità. Come fare, dunque?
Scegliere, in ogni istante
Due facce del saper scegliere sono la fiducia e l’apertura.
Fiducia in me stesso e negli altri, per abbassare le proprie difese e quindi scoprire che proprio gli altri hanno qualcosa di unico e buono da dirci a proposito di noi stessi. E ci possono accompagnare verso la luce, il buono, il bello lasciandoci liberi, ma arricchiti. Il discernimento cristiano – il confronto con Gesù che ha qualcosa di buono da dirci – è il culmine di questo processo: un incontro con una Persona che, senza sostituirsi alla libertà dell’uomo, lo accompagna nella scelta, evitandogli così di rimanere incastrato nell’ombra, senza un disegno di senso.
Poi c’è l’apertura al futuro, al mondo, alla vita (non solo nell’ hic et nunc) per giungere ad una scelta che fa lasciare e tenere, partire e nascere: chi vuole tenere tutto non sarà capace mai di una direzione, ma tenderà a girare freneticamente in modo convulso. Per generare percorsi di speranza bisogna avere il coraggio di aprirsi ad una visione unitaria e continua (nel tempo) di sé stessi invece che fossilizzare le proprie scelte nella casualità del presente.
Pensiamo anche come lo Scautismo abbia delle occasioni privilegiate per l’allenamento al discernimento: vivere l’essenzialità, la fatica e la conquista, la direzionalità di un percorso, la comunità e l’incontro. Tanti strumenti che, se usati saggiamente, possono aiutare i ragazzi e le ragazze a discernere (nel)la loro vita, a partire dal quotidiano.
Serve certamente la capacità di una destinazione buona per la felicità. Serve la capacità di generare vita e creare direzioni di senso. Serve trasformare ogni istante in promesse di futuro, in scelte di impegno per una felicità possibile. È vero: noi siamo, profondamente, le situazioni nelle quali viviamo. Alleniamoci allora, ogni istante, a scegliere che queste situazioni siano cariche di orizzonte, di luce, di futuro, di vita.
1 P. Bignardi – Il senso dell’educazione
2 P. Bignardi – Il senso dell’educazione