Stefano Morato
Nel sito dell’ONBD (Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile) si legge che “l’impatto del cyberbullismo non è solo immediato, ma può avere conseguenze profonde e durature sul benessere psicologico, sull’autostima e sulle relazioni sociali degli adolescenti, con ripercussioni anche sul rendimento scolastico e sulla salute mentale.” Qualcosa di terribile, dunque, che viene sperimentato da sempre più adolescenti e preadolescenti.
Cosa possiamo fare noi Capi e Capo? Proviamo a sostituire la parola in grassetto nella definizione con la parola “scautismo” e rileggiamo il tutto. Questa semplice riscrittura ci mostra la forza e l’attualità del nostro metodo, molto utile anche per aiutare ragazze e ragazzi oggi vittime di cyberbullismo.
Nel cyberbullismo, il “branco” attacca una persona fragile, protetto dal filtro dello schermo (dinamiche all’ordine del giorno nelle chat di WhatsApp). Nello scautismo, invece, il concetto di branco è esattamente ribaltato. In branca Lupetti, ma non solo, la forza del singolo è nel Branco, e la forza del Branco è nel singolo. Questo concetto è valido in tutte le Unità: ad esempio, una relazione sana in Squadriglia è fatta di accoglienza e cura del più piccolo, trapasso delle nozioni, responsabilizzazione e autonomia, condivisione di esperienze forti e reali. Tutto questo si contrappone radicalmente alle dinamiche di una chat tossica, caratterizzata da contenuti banali o volgari, dove ci si deresponsabilizza nascondendosi nel gruppo. Nelle nostre Unità, dove le attività sono reali e le relazioni autentiche, vengono coltivate e apprezzate le doti di ciascuno, diverse da persona a persona. E come ci sono doti, ci sono naturalmente difetti e fragilità. Ai primi si può rimediare proprio con la forza del gruppo, mentre le persone più “fragili” si rivelano un arricchimento che rafforza tutta l’Unità. Questo è diametralmente opposto alle dinamiche di bullismo e cyberbullismo, quando una persona viene reiteratamente aggredita, magari perché ritenuta “debole”.
Sarebbe ingenuo pensare che l’ambiente scout sia immune al bullismo. Queste dinamiche possono strisciare anche nelle nostre Squadriglie o nei nostri Clan e Fuochi. Qui diventa fondamentale l’attenzione dei Capi. Dobbiamo essere vigili non solo nei compiti tradizionali ma anche nel monitoraggio delle chat e altri ambienti virtuali, senza risultare intrusivi, ma garantendo una presenza educativa.
I social media sono strumenti. Esattamente come un’accetta o il fuoco, possono essere molto utili o estremamente pericolosi se non maneggiati bene. Bisogna insegnare ad usarli.