STEFANO MORATO
Ormai tutti noi conosciamo il motto del Giubileo: “Pellegrini di Speranza” e magari teniamo a mente le parole di San Paolo nella Lettera ai Romani: “La speranza poi non delude” (Rm 5,5). Parole riprese anche da Papa Francesco nel suo invito ai giovani a non lasciarsi rubare la speranza. Ma come possiamo educare i giovani alla speranza? Penso si possa fare in molti modi: attraverso gli strumenti propri del nostro Metodo, con l’aiuto degli Assistenti, così come guardando con fede verso Gesù e il Vangelo. Un esempio “recente” di resilienza e speranza ci viene dato dalla ripresa delle attività “post Covid”. Questo fa parte dell’esperienza di tutti noi, ma forse non dei ragazzi più giovani che ci sono oggi affidati. A questi si può, comunque, narrare di come questa pandemia avesse bloccato o influenzato le nostre attività mentre ora naturalmente ci raduniamo all’aperto o al chiuso per vivere le nostre avventure.
Natura, scuola di speranza
La natura è (anche) una scuola di speranza. Senza cadere nel banale, abbiamo però pensato a quanto utile può essere l’osservazione del Creato per i nostri ragazzi, se debitamente guidati, anche per questo motivo? Non serve essere Capo o Capi esperti di natura per far riflettere su quanta speranza è contenuta in alcune uova che aspettano la schiusa, in un animale in letargo o nell’attesa delle prime rondini in primavera. Per non parlare del seme che porta a nuova vita, simbolo cristiano che ci permette di collegare un fenomeno naturale ad un concetto più grande.
Raccontare la speranza
Senza nulla togliere all’esempio personale del Capo/della Capo, fondamentale per il nostro Metodo, può essere importante soprattutto per Rover e Scolte ascoltare delle testimonianze di speranza. Davanti a molte incertezze e sfide per la loro vita, la storia di qualcuno che ha affrontato importanti difficoltà, si è rialzato e ha ricostruito la sua vita è un ottimo esempio di resilienza e di fiducia verso il futuro. Ex detenuti, persone che hanno superato problemi con le dipendenze, migranti, ecc. sono esempi di figure da coinvolgere per fare vedere ai giovani, spesso già scoraggiati verso il futuro, che ce la si può fare. Sempre con le ragazze e i ragazzi più grandi, diviene molto importante la presenza di un Assistente spirituale nelle situazioni più delicate, come quelle legate a lutti, malattie, o gravi difficoltà familiari che coinvolgono qualcuno nella comunità di Clan e Fuoco. In queste situazioni l’Assistente è di grande aiuto per lo stesso Capo Unità, infondendo speranza a lui/lei per primo. Più o meno implicitamente è un esempio di come a volte non troviamo la speranza da soli ma grazie all’aiuto di qualcuno. Gli Assistenti, poi, ci aiutano ovviamente a vivere sempre la Fede come fonte di speranza nel nostro cammino cristiano. Come educatori di speranza, dovremmo sforzarci di essere noi per primi degli esempi, persone ottimiste e speranzose. Non è mica facile, ma può far parte anche questo del nostro intimo percorso giubilare, per ritrovarci poi migliori. Un passo in più per lasciare anche il mondo migliore di come lo abbiamo trovato, attraverso un’azione educativa verso i più giovani.