E se quel che stai leggendo non l’avessero scritto le mani tamburellanti sulla tastiera di un vecchio Akela? Se fosse invece la rapida e ben confezionata risposta di uno dei tanti sistemi di intelligenza artificiale (AI) a cui domandiamo ogni giorno le cose più disparate, dalla traduzione di un testo in inglese alla ricetta della torta della nonna? Saresti in grado di accorgertene? Perché, alla fin fine, quando si interagisce con ChatGpt (Chat, per gli amici), Gemini, Copilot, Claude (sì, qualcuno lo possiamo chiamare anche per nome, come un vecchio amico) sembra davvero di avere a che fare con un essere umano. Ma mica lo è, neanche lontanamente. Eppure…

Eppure secondo un’indagine di Save the Children tra i ragazzi e le ragazze adolescenti, quasi uno su due ha cercato nell’AI conforto e consigli per affrontare momenti di tristezza o di difficoltà. Ma non è quel che da sempre cerchiamo in una persona amica?
Eppure se non sappiamo risolvere un problema a casa, al lavoro, perfino durante le attività scout, spesso la prima fonte di soluzioni e risposte è l’AI. Ma per queste necessità non ci sono l’idraulico, la mamma e i colleghi o le Capo e i Capi più esperti?
Che ci crediamo o meno, siamo di fronte ad una rivoluzione, che sta cambiando rapidamente la nostra società, a tutti i livelli. Nel bene, e nel male. Papa Leone, nell’enciclica Magnifica Humanitas, che ha dedicato a questo tema urgente, ha ben evidenziato la necessità di custodire l’umano, nella trasformazione. Ben consapevoli dei grandi benefici e capacità dell’AI (tra cui generare le immagini di questo articolo 😀), dovremmo imparare a discernere come abitare responsabilmente questo tempo. Come donne e uomini, dovremmo porre attenzione alla facilità di ottenere il risultato, all’impressione di oggettività e alla simulazione della comunicazione umana. Come educatori, ci dovremmo domandare come sta cambiando la relazione tra e con le ragazze e i ragazzi, che vivono quotidianamente di questi strumenti (secondo l’inchiesta citata poc’anzi, il 92% di loro utilizza regolarmente l’AI). E dovremmo perciò educare all’uso dell’AI, che significa anche educare a decidere quando e per cosa non usarla.

Lo scautismo educa alla relazione, a prendersi cura di ciascuno, nella sua individualità ed unicità, a raggiungere le proprie mete senza rinunciare alla fatica, sulla strada, perché i processi educativi hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà e di un cammino paziente. Per noi educatori, alla grande sfida sociopolitica, si aggiungono due ulteriori sfide. Quella pedagogica, che ci chiede di aggiornarsi al ritmo dei cambiamenti, per sostenere la crescita integrale di ragazze e ragazzi. E quella intellettuale e sapienziale: per accompagnarli, in questa abbuffata mordi e fuggi, a connettere informazioni e conoscenze, a non perdere l’orizzonte di senso, a sviluppare un autentico pensiero critico e creativo. Ancora una volta: per custodire l’umano, nella trasformazione.