Anita Lisi
Pattuglia Disabilità ed Inclusione – pattugliadisabilita@fse.it
“Il battezzato, il cristiano è proiettato nella dimensione del “già” e “non ancora”. Così inizia l’incontro con suor Veronica Donatello (Responsabile Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità nella CEI). Un incontro che ha visto presenti il Commissariato Nazionale e la Pattuglia Disabilità ed Inclusione, accolti in un luogo dove si respira aria di fraternità, di condivisione: una casa adibita all’accoglienza di pellegrini che giungono da tutto il mondo.
È stato un momento di formazione sul tema che più ci sta a cuore: “i giovani oggi”. Viviamo in un tempo dove non ci sono confini, nel tempo dell’ambiguità dove “non c’è niente di male”, dove tutto è lecito. Purtroppo, siamo abituati alla banalità del male. Come dice il Papa: “quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento di epoca”. Siamo dunque in uno di quei momenti in cui i cambiamenti non sono più lineari bensì epocali e costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere. L’accusa che viene fatta è quella di non sapere leggere le sfide che questa epoca ci lancia. Una sfida che spesso fa saltare i nostri metodi, le nostre tecniche. Una sfida che fa vacillare la nostra pastorale, la quale un tempo era una grande risposta. Oggi no.
I problemi di oggi
Questa, come educatori, è la nostra sfida: non c’è una corretta educazione senza collaborazione. Queste generazioni si trovano a vivere la crisi delle relazioni in famiglia. La parola educazione è una parola cara, ma nessuno si salva da solo, ci deve essere sinergia.
Solitudine, ansia, fatica… i giovani vivono in questo modo, senza assaporare la gioia dell’inclusione e dell’appartenenza. Ciò accade soprattutto nelle grandi città. Ma la cosa veramente importante è saper leggere il contesto e i suoi segnali.
Non siamo stati indifferenti all’esempio, che ci ha portato Suor Veronica, del giovane educatore scout, apparentemente il classico “bravo ragazzo”, ma morto suicida.
Oggi sono aumentate le distrazioni, le dipendenze:
- il gioco online, sicuramente intensificato durante la pandemia;
- i social, che ti fanno sentire vivo, che ci sei;
- il sexual texting e l’uso di immagini improprie inviate sul web.
Nulla di tutto ciò porta a generare vita, c’è troppa solitudine.
Poi c’è il bullismo che non è solamente fisico ma anche verbale ed indiretto. Possiamo dividere gli attori in tre categorie: bulli – vittime – spettatori; tutti ne sono coinvolti.
Fare rete per i giovani
I giovani sono analfabeti nel comprendere quello che sta succedendo, faticano a comprendere perché hanno il vuoto dentro; c’è un’incapacità di fondo a dare il nome alle emozioni.
Come educatori siamo chiamati in prima persona. Il Signore si fida di noi e ci utilizza per i suoi disegni. La sfida più grande per noi è capire chi sono i giovani oggi. Sono tanti gli ambiti da osservare.
La collettività, l’eccessiva tolleranza, la scuola, le condizioni economiche, i valori familiari possono essere fattori che non aiutano. Dobbiamo aiutare i giovani a sviscerare nel profondo la sete che ciascuno di loro porta dentro. Ogni agenzia educativa ha la possibilità di guidarli nel coltivare le loro passioni. Bisogna fare rete. Allenatori, catechisti, educatori. Riaccendere il valore della discussione, quel luogo dove puoi dire ciò che realmente pensi. Lì dove puoi uscire fuori dallo schema. Se invece non se ne può parlare nasce un mondo sotterraneo.
I giovani hanno bisogno di spiritualità e noi non dobbiamo avere paura di annunciare il Vangelo.
Il Vangelo è la rivoluzione della storia. Bisogna essere rivoluzionari della storia degli altri, partendo dagli ultimi, imparando ad avere cura dell’altro e del Creato. La vera sfida è scegliere: non fare proseliti ma discepoli. Questo è il compito dei Cristiani sull’esempio degli apostoli: “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (MT 28,18-20).
Anche B.-P. scrive, nel Libro dei Capi: “Ricordatevi che voi dovete guidarli non spingerli”.
Così suor Veronica, che ha dimostrato molta fiducia nella nostra Associazione, ci ha invitati a non avere paura ad accogliere queste sfide, aprendo le nostre Sedi a tutti i giovani che si rivolgono a noi. Facciamolo! Con lo spirito di Servizio che ci contraddistingue e con la ricchezza del nostro Metodo.