Partire dalle domande giuste per costruire il proprio futuro
Pierfrancesco Azzi
Redazione Azimuth e Centro Studi Scout d’Europa FSE – pier.azzi@gmail.com
Chi ha steso braccia al largo
battendo le pinne dei piedi
gli occhi assorti nel buio del respiro,
chi si è immerso nel fondo di pupilla
di una cernia intanata
dimenticando l’aria, chi ha legato
all’albero una tela e ha combinato
la rotta e la deriva, chi ha remato
in piedi a legni lunghi: questi sanno
che le acque hanno volti.
E sopra i volti affiorano
burrasche, bonacce, correnti
e il salto dei pesci che sognano il volo.
(Erri de Luca, Volti)
Domandare, per conoscersi
Tempora mutantur et nos mutamur in illis. Quante volte ci siamo detti che i tempi stanno cambiando tant’è che non riusciamo più a capire cosa ci accade attorno. Ma sappiamo porci le domande giuste per capire questo tempo? Siamo tutti cercatori di risposte, ma la dinamica delle risposte è subordinata alla dinamica delle domande: se queste non sono decisive, aperte, profonde, le risposte che otteniamo non ci faranno muovere, cercare, aprire.
Questo atteggiamento è molto probabilmente frutto della nostra epoca. Sempre più raramente ci confrontiamo con domande di quel tipo. Ed è notoriamente noto che chi non cerca, non trova.
Eugenio Borgna, noto saggista e psichiatra, afferma che «la carenza più radicale di oggi è una mancanza di analisi interiore, dell’osservazione dei nostri pensieri, speranze e disperazioni. Sant’Agostino diceva “in interiore homine habitat veritas”(la verità abita nell’interiorità dell’uomo). Ma quanti fra noi, ogni giorno, a fine giornata ripensano al senso delle cose fatte? Si è incapaci di guardare dentro di sé e di ascoltare le proprie emozioni».
Un ospite inquietante
«I giovani di oggi non hanno né sogni, né speranze, né fiducia in sé stessi», dice M. Benasayag nel suo celebre libro «L’epoca delle passioni tristi». Queste sono il frutto di una mancanza di cura della propria interiorità principalmente. Si parla oggi, soprattutto tra i giovani (ma gli adulti non ne sono sicuramente immuni), di un’emergenza caratterizzata dall’imprevedibilità e dalla mancanza di positività di ogni futuro. Nietzsche prevedeva che prima o poi avremmo dovuto fare i conti con un ospite inquietante che lui aveva chiamato nichilismo, «cioè il nulla, il niente nel senso di un’impossibilità di credere, di sperare che ci sia una ragione, un perché, un valore per la nostra vita personale e collettiva»1. Nulla vale più la pena. Un ospite capace di chiudere gli scenari di salvezza e di oscurare gli orizzonti di senso costringendoci a vivere nell’indifferenza, non più scossi da nulla, impermeabili ad ogni differenza (in-differenza), soprattutto per e con noi stessi. «E se un uomo, una donna non trova una ragione per cui vale la pena dare la vita, spendere la vita, fare qualcosa nella vita, nulla ha più senso. Eccoci, dunque, in una situazione in cui siamo in balia dell’attimo fuggente, del presente, in cui non abbiamo più memoria del passato e […] non si hanno più molte speranze per il futuro»2
Quello che manca è lo scopo, la risposta alle domande vere, ai perché: perché mi devo dare da fare, perché devo stare al mondo, perché devo pormi la domanda di un perché?
Se dovessimo fermarci qui sarebbe davvero molto complicato il mestiere di vivere. Ed anche inspiegabile forse. E sarebbe altrettanto complicato dare un senso al mestiere dell’educatore. È possibile liberarsi o contenere quest’ospite inquietante? Nelle peculiarità dello Scautismo abbiamo le contromisure per poter aiutare i giovani a tornare a sperare, ad avere un senso, un progetto, una meta?
Esercitarsi
Importante innanzitutto è non fuggire di fronte alle domande, ma accoglierle come una grande opportunità, amplificarle. Le domande sono cruciali, necessarie perché ci permettono di coltivare la nostra interiorità, da cui scaturiscono le risposte generatrici di futuro, di vita.
Poi bisogna esercitarsi: ogni atleta sa che senza allenamento, i risultati non arrivano.
Ma… esercitarsi in cosa?
A pensare: pensare significa prendersi del tempo per stare con sé stessi. Sollecitati dalle domande, il pensiero serve per delinearne i contorni, capirne i colori. Spesso le domande si affacciano timide: è nel pensiero che prendono forza, un significato denso e personale, differente. Nel pensiero si affacciano poi i sogni con i quali contrastare quell’ospite che ci vuol far credere che un futuro non ci sia. Ed infine, nel pensiero si delineano le azioni, che servono per tradurre i sogni in vita.
A discernere; discernere significa scegliere da, scegliere tra. Discernere è tanto faticoso quanto decisivo. E per farlo bisogna allenarsi a tenere nello zaino qualcosa e lasciare qualcos’altro fuori. Discernere significa dire dei sì e dei no, ma dirlo con la propria personale coscienza. Significa scegliere quello che ci fa vivere, quello che stiamo cercando, quello che stiamo sognando, sapendo che il nostro tempo è troppo prezioso per essere sprecato.
Alla fiducia: innanzitutto in sé stessi. Poi negli altri, con i quali scelgo di camminare. Quindi nelle proprie scelte, perché sono quelle che porteranno alla felicità (futuro). La fiducia necessita di essere accettata, scelta ed agita: sapersi affidare non è semplice, ma saperlo fare permette di costruire ponti di futuro, nella consapevolezza che non si è soli nella propria solitudine, nel proprio sogno, nella propria vita. Infine, anche in Dio (fiducia-fede), che sa essere al nostro fianco donandoci orizzonti di un’umanità piena e realizzata.
Portatori di speranza
Se come Capi siamo capaci di dare occasioni di «esercizio» in queste dimensioni, possiamo essere certi di aver compiuto un ottimo servizio per il futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.
In tutto questo, l’unica cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che dobbiamo essere persone di speranza. «È la speranza che tiene l’uomo in cammino, in posizione eretta, rendendolo capace di futuro». La questione è testimoniare (agli altri e a noi stessi) che questa speranza è capace di tradursi in scelte soggettivamente rilevanti, di trasparire in atteggiamenti, gesti e parole che abbiano la forza dell’autenticità, di dare la forza per ritrovare sé stessi ed il proprio futuro.
Nelle acque della vita ci sono sicuramente burrasche, bonacce e correnti, come dice Erri de Luca. Ma ci sono anche volti. Ed è nella speranza che questi volti portano, che si tuffano i pesci che sognano di volare.
1 Enzo Bianchi – incontro con studenti a Forlì (2015)
2 Enzo Bianchi – Incontro con studenti a Forlì (2015)