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Fate un matrimonio felice

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Oggi possiamo affermare che il maggiore compimento dello Scautismo e del Guidismo lo dobbiamo ad un provvidenziale incontro, un incontro fecondo che avrebbe cambiato il corso della storia e avrebbe portato molto frutto a dispetto dei degli anni e delle distanze geografiche: quello tra Robert Baden-Powell ed Olave St. Clair Soames.

La fonte, il “tutto ebbe inizio” trova il suo apice proprio qui, nell’amore coniugale, profondo, rispettoso, orientato verso la medesima missione di genitori ed educatori, guidato da valori condivisi e quotidianamente messi in pratica dentro e fuori la dimensione di coppia e famiglia.

L’ ANTEFATTO

B.-P. racconta con lo stile accattivante ed avventuroso che lo contraddistingue, il modo con il quale conobbe la moglie. Egli, studiando la scienza del seguire le tracce, si allenava a dedurre il carattere delle persone dalle impronte dei piedi e dal modo di camminare. Un giorno, mentre si stava recando alla caserma di Knightsbridge a Londra, si lasciò incuriosire da una ragazza a lui sconosciuta che era a passeggio con il proprio cane spaniel. Dalla sua andatura egli la colse come una donna dotata di onestà, buon senso e spirito di avventura, qualità che successivamente poté sicuramente confermare.

A seguito di quella occasione, non ebbe più modo di rivederla e non ci pensò più. Due anni dopo, nel gennaio 1912, B.-P. a bordo del transatlantico Arcadia, in rotta per New York per uno dei suoi tour mondiali, riconobbe, tra le tante passeggere, l’andatura di una donna a lui familiare. Quando i due furono presentati, lui ebbe modo di riportarle alla memoria il loro primissimo incontro, chiedendole se abitasse a Londra. La donna rispose affermando di provenire dal Dorsetshire ma, nonostante la constatazione di B.-P. risultò inesatta, provò nuovamente domandandole se possedesse un cane spaniel e se fosse mai stata alla caserma di Knightsbridge a Londra. La donna con evidente sorpresa si trovò a rispondere affermativamente ad entrambe le domande e da quel momento in poi, come sintetizza B.-P. nella sua autobiografia, ebbe inizio quella che lui definisce come la sua vita n. 2: «Così ci sposammo e da allora vivemmo felici e contenti» (Baden-Powell, 2003, 453). Il 30 ottobre 1912 convolarono a nozze in segreto, per evitare intromissioni della stampa dell’epoca.

IL MATRIMONIO FONTE DI FELICITÀ

Per Baden-Powell l’uomo e la donna sono chiamati a vivere insieme e a costruire un matrimonio felice: «È un errore andare contro la natura, perché la natura alla fine, ha una capacità spaventosa di avere la meglio su di te. La natura non ha mai voluto che uomo e donna vivano da soli. Alcuni pensano di essere felici restando scapoli ma non sanno, non riescono ad immaginare, la gioia autentica e profonda che deriva da un nido familiare, dall’amicizia coniugale e dai figli» (Baden-Powell, 2005, 141).

Baden-Powell sottolinea come la scelta del matrimonio sia una strada impegnativa e al contempo fonte di grandissima felicità: «Mi hanno chiesto se potevo definire in poche parole, diciamo cinquanta, la mia idea su ciò che si poteva far di meglio nella vita. Risposi che mi bastavano quattro parole: “Fate un matrimonio felice”. E volevo dire con ciò che colui che riesce a guadagnarsi l’affetto duraturo di una moglie veramente buona, ha superato il passo più importante della sua vita. Parlando di matrimonio felice non intendo riferirmi ad una allegra luna di miele di qualche settimana o di qualche mese, seguita da una sopportazione reciproca, ma ad una luna di miele che resista alla prova degli anni. Experto crede!» (Baden-Powell, 2003, 23).

La vita a due, ribadisce, è motivo di gioia esistenziale ma non è esente da difficoltà e problemi legati alla quotidianità che vanno affrontati con coraggio: «Ci possono essere periodi di preoccupazioni, piccole difficoltà in casa che tu dapprima non prevedi. Prima di sposarti hai agito per te stesso. Ora che sei sposato devi mettere un po’ da parte il tuo io e agire per tua moglie, e più tardi per i tuoi bambini. Dovrai vincerti in certe piccole espressioni di egoismo, come per esempio, non lamentandoti del cibo, anche se non è esattamente del tuo gusto e cose del genere, guarda le cose dal punto di vista di lei» (Baden-Powell, 2000, 141).

Anche nella vita coniugale è importante fare fronte alle situazioni difficili con ottimismo, sorriso è positività: «Brontolare non rimedia le cose. Continua a darle, invece, alcuni di quei piccoli segni d’amore di ammirazione e di lode di quando le facevi la corte; dà, ricevi e sorridi continuamente […]. In casa regneranno l’amore e l’allegria» (Ibidem, 141-142).

Al contempo B.-P., sottolinea come sia importante che insieme ad un affiatamento di coppia, vi sia anche un atteggiamento aperto e capace di relazionarsi con il mondo esterno: «Anche la felicità di un focolare domestico non soddisfa appieno, perché non si estende abbastanza oltre noi stessi e pertanto rischia di trasformarsi in egoismo: e l’egoismo è la radice della tristezza» (Ibidem, 22).

UOMO E DONNA: AMICI E COMPAGNI

Risulta interessante osservare come B.-P., nonostante il contesto culturale della sua epoca, la formazione ricevuta e le esperienze vissute in ambito militare quindi, prettamente maschile, sviluppi una sensibilità tale per cui intuisca la ricchezza del vivere in modo paritario il rapporto coniugale. Sfatando i luoghi comuni, dice: «Mariti e mogli sono stati descritti, rispettivamente, come le scarpe e lo zerbino, ed è stato affermato che l’uno o l’altra deve essere la parte sottomessa. Ma il panorama offre anche una veduta diversa, quando uomo e donna sono amici e compagni. Questo è il modo giusto di guardare al matrimonio; quand’è impostato su tali linee garantisce la più grande felicità ad ambedue. La felicità più grande che si può avere in terra. […] Marito e moglie sono compagni nel piacere e nelle sofferenza: le gioie si raddoppiano, le pene si dimezzano» (Baden-Powell, 2005, 141).

B.-P. dunque, indica una relazione di coppia caratterizzata da una paritaria condivisione delle soddisfazioni e delle sofferenze che sono proprie di ogni esistenza umana. Alla luce di questo modello di interscambio paritario, in cui accompagnarsi anche come amici e compagni, B.-P. ci dà ancora prova di essere straordinario precursore dei tempi moderni, dicendo: «Per essere buona compagna, la moglie deve avere conosciuto anche lei il lavoro. Deve avere sperimentato la battaglia contro il fallimento e goduto il trionfo della riuscita, per essere capace di condividere pienamente con il suo compagno le difficoltà di lui e per poterlo aiutare a superarle» (Ibidem, 141).

L’EPILOGO

Ulteriore espressione del fatto che il matrimonio di B.-P. ed Olave sia stato felice ed appagante, lo sono quelle brevi ma evocative righe a cui egli da una posizione di risalto, ponendole nelle primissime pagine della sua autobiografia: «Dedicato a colei che mi ha portato il successo (cioè la felicità): mia moglie» (Baden-Powell, 2003, 11).

Ancora, segno di un’esistenza vissuta con gioia e in pienezza è il brano in cui B.-P. si racconta nella sua casa in Kenya, negli ultimi anni della sua vita, immerso nella natura, seduto accanto ad Olave, descritta come presenza immancabile, dolce e delicata: «Scrivo queste righe nel mio giardino, al termine di una giornata splendida di fine settembre, coi riflessi rosseggianti del tramonto che danno un nuovo rilievo alle luci ed alle ombre attraverso il bosco che si distende sotto casa, con una bruma violetta che vela le lontane colline, tante volte percorse. V’è nell’aria un profumo di rose e di élegantine. Un corvo gracchia pigramente negli olmi vicini, in risposta al lontano tubare di una colomba. Un’ape che torna al suo alveare fa un ronzio sonnolento vicino a me. Tutto è pace nella casa al crepuscolo, prima che la notte l’avvolga. Al mio fianco siede, con silenziosa presenza affettiva, colei che ha condiviso una parte delle fatiche e delle gioie del meriggio della mia vita. È bello stare senza far nulla, legittimamente un poco stanchi e, guardando indietro, sentire che la propria giornata, anche se ormai giunta al termine, non è stata, ad onta dei propri limiti, una giornata oziosa, che la si è goduta pienamente e che si ha la felicità di esser ricchi per aver pochi bisogni e ancor meno rimpianti. Da una finestra del piano superiore giunge il gaio chiacchiericcio dei ragazzi che vanno al letto. Domani verrà il loro giorno e che possa essere felice come lo è stato il mio […]» (Baden-Powell, 2003, 485).

La testimonianza che B.-P. ed Olave ci lasciano di una risposta di amore senza riserve che inizia in famiglia e si diffonde nel mondo intero, è un’eredità che dobbiamo raccogliere, custodire e di cui, a nostra volta, farci testimoni. Esiste per gli sposi un cammino di santità possibile, concreta che parte dal quotidiano, da una vita ordinaria che alla luce del progetto di Dio, diventa straordinaria e felicissima, infatti, ribadisce BP: «Una casa gioiosa unitamente alla capacità di servire gli altri è la miglior fonte di felicità» (Baden-Powell, 2000, 23).

BIBLIOGRAFIA

BADEN-POWELL R. (2000), La strada verso il successo, Nuova Fiordaliso, Roma, 6a ed.

BADEN-POWELL R. (2003), La mia vita come un’avventura, Nuova Fiordaliso, Roma, 2a ed.

BADEN-POWELL R. (2005 – ristampa italiana del 1957), Girl Guiding Esperienze & Progetti Scout Baden-Powell, Bologna.

Maria Cristina Vespa
Redazione Azimuth | mariacristina.vespa@azimuth.fse.it

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