Riflessioni scautistiche sul sussidio della Chiesa per la scuola.
“Educare, infinito presente” è il titolo evocativo del documento che la CEI ha dedicato alla scuola nello scorso settembre. Il sussidio affronta diversi temi e dalle sue pagine traspare quanto la Chiesa abbia a cuore l’azione educativa. Leggendo il documento si possono trarre spunti interessanti per tutti noi che ci spendiamo per educare i giovani, non solo per chi opera nella scuola. Ad esempio, ci viene chiesto di metterci in rete: “tutti gli attori e gli organismi della collettività che hanno attinenza con il mondo dell’educazione e della scuola sono chiamati a mettersi in rete, a collegarsi attivamente per favorire la crescita sana e autentica delle nuove generazioni”. Pensiamo a quanto sia importante per noi Capi “aggiornarci” in una rete di professionisti: attraverso l’ascolto e il confronto con pedagogisti, psicologi, insegnanti, ecc. possiamo capire meglio dove dirigere i nostri sforzi per il bene delle ragazze e dei ragazzi di oggi.
La scoperta dei propri talenti
Nel sussidio si cita il Documento finale del Sinodo dei vescovi di ottobre 2018 per sottolineare che sviluppando la creatività nei vari campi d’interesse, “i giovani potranno scoprire i loro talenti e metterli poi a disposizione della società per il bene di tutti”. La prima cosa che mi viene in mente? L’impegno speciale, pronunciato durante la cerimonia di conquista di una Specialità. Infatti, uno degli obiettivi delle Specialità, così come degli Incarichi di Squadriglia è proprio questo, ed uno Scout o una Guida che scoprono i propri talenti saranno di giovamento per la società tutta, perché sapranno metterli a servizio del prossimo. Qui traspare anche un altro tema tanto caro alla scuola così come allo Scautismo: la personalizzazione. Non proposte pensate per tutti, ma per il bene dei singoli.
La relazione educativa
In un paragrafo leggiamo che “la relazione educativa è il cuore della scuola” e possiamo trasporla in: la relazione educativa è il cuore dello Scautismo. Un Capo o una Capo si giocano tutto in base al tipo di relazione che instaurano con i singoli ragazzi/ragazze. Un rapporto solamente autoritaristico o uno troppo da “compagnone” sappiamo bene che non sono efficaci, anzi, provocano danni. Diventa fondamentale sottolineare l’aspetto “educativo” della relazione anche agli Aiuto Capi/Capo che iniziano il loro servizio nelle Unità.
La relazione con le famiglie
Nel documento si sottolinea l’importanza della collaborazione tra scuola e famiglia, “in un’ottica di stima e fiducia reciproca”, dato che il fine comune è il bene dei ragazzi. Il parallelismo con lo Scautismo è immediato: è essenziale il dialogo con le famiglie e anche ricordarsi che noi siamo per loro un sostegno nella complessa missione dell’educare i figli. Negli ultimi mesi tante Capo e tanti Capi si sono ingegnati proprio per mantenere le giuste relazioni con i ragazzi anche a distanza, e le famiglie ringraziano.
La rete educativa
Al centro del nostro metodo c’è la persona: un ragazzo o una ragazza che va a scuola, vive in una famiglia, frequenta una parrocchia, pratica uno sport e chissà quante altre realtà incontra. C’è bisogno di alleanze educative tra le varie componenti del tessuto sociale di questa persona, bisogna fare rete. Come riportato anche nel sussidio, il Papa ci ricorda che “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”, quindi teniamo bene a mente che anche noi facciamo parte di tale villaggio, in relazione con altri!
Il documento è disponibile al link https://educazione.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/6/2020/09/07/EDUCARE-INFINITO-PRESENTE.-La-pastorale-della-Chiesa-per-la-scuola.pdf
Stefano Morato
Redazione Azimuth – stefano.morato@azimuth.fse.it