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Educare alla temperanza

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Stefano Morato
Redazione Azimuth – stefano.morato@azimuth.fse.it

Maturare una virtù nella concretezza di una comunità

La moderazione per la vita comunitaria

Le righe che seguono sono frutto del dialogo con don Daniele Giacomin, Responsabile della Comunità Giovanile del Seminario Vescovile di Treviso, composta da ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni.

La vita comunitaria, con la sua grande valenza educativa, è il contesto quotidiano per questi giovani. Qui la temperanza educa allo stare insieme, aiuta la condivisione. Per vivere assieme bisogna moderarsi, tener conto degli altri in situazioni molto concrete, come ad esempio nella suddivisione del cibo servito in tavola: non si devono fare i conti solo con la propria fame, ma anche con quella degli altri. Spesso si fa esercizio di autoregolazione, data l’assenza fisica dell’educatore alla propria mensa; talvolta sono gli altri che ci aiutano a capire i nostri limiti!

La temperanza nel gioco

Il gioco è un elemento molto importante nella vita comunitaria e, grazie ad esso, gli educatori possono conoscere meglio i ragazzi notando aspetti che non si colgono solo attraverso il dialogo o in altri contesti. Nel gioco la temperanza si declina in gestione dell’ira e della rabbia verso di sé (magari per uno sbaglio) o verso gli avversari. Si imparano a gestire non solo le sconfitte, ma anche l’uso del proprio linguaggio e l’eccesso di entusiasmo per una vittoria. Gli arbitri e gli educatori hanno spesso un’azione diretta sia durante le partite che nella scelta del gioco da fare: temperanza in questo significa non proporre o scegliere sempre lo sport che piace a me, ma fare un passo indietro pensando anche agli altri. Temperare le proprie voglie e passioni è importante a livello comunitario. Il gioco come strumento pedagogico, insomma, come “primo grande educatore”, per dirla come B.-P.

La temperanza nella vita di gruppo

I ragazzi della Comunità seguono negli stessi ambienti le lezioni in didattica a distanza e formano dei gruppi di studio per il lavoro pomeridiano. Durante queste ore ognuno deve moderarsi nelle esternazioni (magari per un’interrogazione a distanza andata male) e nella distrazione. Ogni ragazzo potrebbe seguire le lezioni da solo, ma condividere un ambiente comune aiuta ad acquisire autocontrollo e ad avere rispetto per gli altri.

L’uso di un linguaggio corretto è un’altra sfida educativa. Molti utilizzano certe parole in assenza degli educatori, mentre le evitano in loro presenza. Scegliere quali parole utilizzare, magari in situazione di nervosismo, potrebbe essere un primo esercizio di temperanza per poi passare alla scelta di un linguaggio corretto in ogni occasione.

Nella comunità capita che i ragazzi si lamentino perché non hanno tempo sufficiente per stare con i loro amici, per chiacchierare, per rispondere al bisogno di vivere in gruppo che è tipico dell’adolescente. Questo succede perché l’organizzazione complessiva richiede dei tempi scanditi, ma anche questo è esercizio di temperanza: si impara a gestire un bisogno naturale.

Temperanza e vita spirituale:

La Comunità Giovanile esiste perché ci sono ragazzi che hanno il desiderio di intraprendere un cammino di ricerca vocazionale. Ciascun ragazzo fa un ulteriore esercizio di temperanza in quei momenti in cui deve rispondere alla scarsa voglia di pregare. Questo educa, più in grande, ad accogliere una Parola che non è solo la propria, anche nei momenti di stanchezza e di difficoltà.

La temperanza dell’educatore

L’educatore è sempre un esempio per i ragazzi anche per quanto riguarda la temperanza. La radice della parola deriva dal latino tempus, cioè tempo; questo ci ricorda che una virtù dell’educatore è quella di darsi il tempo di conoscere i ragazzi, di vedere come si sviluppano i semi piantati, di pazientare senza stroncare o andare in escandescenza. Moderando le nostre reazioni diamo tempo ai ragazzi di crescere.

Ad ogni modo, per rincuorarci di fronte alle difficoltà educative (verso gli altri e verso noi stessi), ricordiamoci che non veniamo mai lasciati soli a educare né siamo autosufficienti nel migliorare il nostro carattere: è l’opera dello Spirito Santo che fortifica, è Lui il principale fuoco che tempra.

La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1809).

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