Maria Cristina Vespa
Redazione Azimuth – mariacristina.vespa@azimuth.fse.it
Lettura dei cambiamenti socio-temporali di un’umanità nel turbine della fretta
L’esperienza della fretta nella società contemporanea
Lo studioso Stephen Bertman ha creato espressioni come cultura dell’adesso (nowist culture) e cultura della fretta (hurried culture) per indicare il modo in cui si vive nella società contemporanea liquido-moderna. Quella che fino a qualche anno fa caratterizzava la vita dei soli giovani e giovanissimi, coinvolti in un perpetuo e trafelato presente in cui tutto è affidato all’esperienza del momento, sembra ormai la condizione umana generalizzata. La fretta si accompagna alla perdita di senso e allo svuotamento di quei criteri che fanno distinguere l’essenziale dal superfluo, il durevole dall’effimero.
L’esperienza del tempo oggi è privata della memoria e dell’attesa; è appiattita su un eterno adesso in continua accelerazione, nella frenesia senza meta che si diffonde in tutti gli spiragli della vita quotidiana, originando confusione, ansia, precarietà, crisi di identità e perdita dei legami, in quel dissolvimento generalizzato, che ben sintetizzano la metafora della liquidità e l’espressione di disagio della postmodernità.
Il tempo frammentato nella vita liquida
Secondo Zygmunt Bauman, sociologo e massimo interprete dei nostri tempi, nella vita contemporanea il tempo non è né ciclico né lineare, ma è percepito come puntinistico, ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate e frammentate, senza consequenzialità, né memoria del passato né proiezione del futuro.
Ogni punto contiene la possibilità di creare un proprio universo individuale, completamente nuovo ed inedito. E così anche i punti successivi. Ed è proprio per questo che la vita dell’adesso tende ad essere “una vita di corsa” dove si fa sempre più spazio l’idea di poter ricreare se stessi in qualsiasi momento della propria esistenza. Un tempo puntinistico, composto da istanti ed episodi a tempo determinato, è l’illusoria via della vera felicità nel continuare a riciclarsi, attraverso un’identità che viene composta e scomposta in modo interminabile e sempre nuovo. Questo perché il desiderio di fuggire da se stessi e diventare una persona completamente diversa e possibilmente migliore è diventata l’opzione più facile. Ne risente l’identità che, costruita faticosamente ieri su un progetto di vita, oggi può o deve essere disarticolata e assemblata in nuove forme per potersi continuamente riadattare ad un presente sempre mutabile: condannati, insomma, alla tirannia dell’istante. Ne consegue che la nostra identità di persone è perennemente a rischio.
I punti non hanno lunghezza, larghezza o profondità: una mappa della vita puntinistica, se mai venisse tracciata, somiglierebbe a un cimitero di opportunità ideali o inesplorate, o di occasioni irrealizzate o sprecate.
Quali ricadute?
In questo nuovo modello sociale prevalgono la perdita del senso del tempo e la vita frenetica, incentrata sul primato dell’adesso e sulla crisi dei valori; la cultura della fretta e dell’assenza di legami stabili e duraturi con gli altri individui mette a rischio le dimensioni costitutive più intime della personalità e del comportamento dell’uomo, come ad esempio le aspirazioni future e la capacità di costruirsi nel tempo in quanto persone, all’interno di un ampio orizzonte di senso, e diventare così soggetti capaci di pensare criticamente, di aderire a principi di autoregolazione, di creare rapporti intimi soddisfacenti e gratificanti da cui scaturiscono sentimenti portatori di un equilibrio emotivo non di certo di poco conto.
Non poca responsabilità va ricondotta, ovviamente, alla società dei consumi. Questa predilige beni di consumo immediato, pronti per l’uso e per l’istantanea soddisfazione individuale, a cui si accompagna un’intera vita assoggettata alla paura di rimanere indietro, in una società totalmente protesa in avanti verso il progresso e la produzione.
Ricominciare dall’educazione
Secondo Bauman, in questa epoca adessista, l’educazione rappresenta quel barlume di speranza per la riappropriazione di una identità solida. La strada maestra per superare le crisi economico-finanziarie, politiche, ambientali e sociali, è investire nella cultura, nell’educazione e nella pedagogia. Nella contemporanea società pluralistica e complessa, per far fronte alla crisi di valori e di orientamento, che sempre più spesso sfocia in atteggiamenti violenti, distruttivi e talvolta anche patologici, è essenziale l’intervento educativo.
L’educazione è l’unica capace di aprirci al diverso ed evitare l’immensa solitudine collettiva in cui riversa il nostro mondo; educare vuol dire andare oltre il proprio individualismo egoistico, vuol dire per Bauman spingersi nella conoscenza dell’altro, rifiutando la solitudine dello spazio privato. Ed è proprio in questi spazi privati in cui si insinua egregiamente l’economia consumistica, che deve farsi spazio ed insediarsi l’educazione.
Fonti consultate
Bauman Z. (2002), Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari.
Bauman Z. (2009), Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero, Laterza, Roma-Bari.