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Un piccolo passo avanti

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Stefano Bertoni
Redazione Azimuth – stefano.bertoni@azimuth.fse.it

Nei secoli, c’è sempre stato chi pensava che non si potesse fare diversamente. Chi considerava impossibile volare su un aereo, comunicare via telefono, dotare tutti di computer. Da sempre, tantissimi diffondono idee false sul futuro. Ma oggi, possiamo tornare a uno spirito pionieristico, quello dell’esplorazione, al servizio dell’ecologia, mostrando che si può fare molto meglio. Oggi, inquiniamo perché impieghiamo un modello superato. Sprechiamo tre quarti dell’energia prodotta, la metà del cibo, o il 95% dei rifiuti senza comprendere che sono risorse. Ciò rovina l’ambiente e costa carissimo. In realtà, possiamo fare molto meglio con molte meno risorse”: queste parole tratte da un’intervista allo psichiatra Bertrand Piccard pubblicata su Avvenire il 20 settembre 2023 mi hanno colpito molto perché, se riportate nel loro significato profondo alla nostra dimensione quotidiana, possono aiutarci a comprendere quello che dovrebbe essere sempre e comunque lo spirito con il quale dobbiamo affrontare le sfide che la vita ci pone di fronte.

Cercare soluzioni nuove

Spesso l’abitudine e il senso di protezione che ci offrono la nostra zona di confort sono una gabbia che, anche nel nostro piccolo, ci impedisce di guardare in avanti. Rimanere all’interno del nostro recinto ci regala un senso di sicurezza, ma ci impedisce di cogliere le opportunità che stanno appena al di là dello steccato.

Pensiamo a tutte le volte nelle quali, dovendo scegliere un’attività per raggiungere un certo obiettivo, ci siamo semplicemente rifugiati nel nostro bagaglio di esperienza senza sforzarci di ricercare una qualche variante o qualcosa di nuovo che si permettesse di affrontare in maniera un po’ migliore i problemi dei singoli ragazzi.

Offrire qualcosa a chi viene dopo

Quando B.-P. nel suo ultimo messaggio fa riferimento all’impegno di lasciare il mondo un po’ migliore, il verbo “lasciare” descrive al contempo la dimensione della nostra finitudine (non siamo eterni su questa terra), ma anche il compito di offrire qualcosa a chi verrà dopo di noi: la nostra eredità sarà quello che noi sapremo costruire nella vita di tutti i giorni. È come se chi ci ha preceduto ci avesse lasciato una collana di perle: il nostro compito è aggiungere la nostra perlina per trasmetterla ancora più bella a chi ci seguirà nel tempo.

Nessuno ci chiede la perfezione

Lasciare il mondo “un po’ migliore” non significa che la richiesta che viene fatta sia quella di raggiungere la perfezione e costruire dei totem che devono rimanere immutabili nel corso del tempo: il nostro compito è lavorare al meglio delle nostre possibilità e delle nostre conoscenze per aggiungere quel piccolo mattone che potrà aiutare coloro che verranno dopo di noi e senza la paura che chi arriverà più tardi possa a sua volta cambiare qualcosa perché avrà scoperto o sperimentato qualcosa di nuovo. Personalmente mi ha sempre affascinato l’assunto del filosofo Karl Popper nel momento in cui definisce le caratteristiche di una teoria scientifica: essa per definirsi tale deve prendere in considerazione la possibilità di essere smentita alla luce di ulteriori elementi che l’esperienza potrebbe fare emergere. Anche il nostro atteggiamento quotidiano nell’ottica di offrire in dono qualcosa di meglio di ciò che abbiamo trovato può muoversi all’interno di questo binario: lasciare il meglio che è nelle nostre possibilità consapevoli che chi riceverà l’eredità potrà a sua volta inserire una nuova tessera che renda ancora più affascinante o diverso il mosaico senza l’affanno di non sentirsi capaci di terminare una volta per tutte l’opera.

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