Stefano Morato
Redazione Azimuth – stefano.morato@azimuth.fse.it
Allearsi per l’educazione digitale dei giovani
Talvolta rischiamo di trovarci da soli ad affrontare nuove sfide, che magari riguardano i nostri figli o i ragazzi che educhiamo. Cosa si può fare? Innanzitutto, condividere le nostre preoccupazioni con qualcuno, allearsi per affrontare assieme una sfida comune. Un esempio virtuoso di tutto ciò ci viene proposto dalle “Famiglie in connessione”, un patto di comunità per l’educazione digitale dei giovani.
Quest’alleanza è formata da genitori che hanno sentito l’esigenza di affrontare insieme una vera e propria emergenza educativa, cioè l’ingresso dei propri figli nel “digitale”.
Smartphone, videogame, app… qual è l’età giusta? Quali le regole per un utilizzo sicuro?
Gli esperti suggeriscono di avvicinarsi al digitale con gradualità, ma per i genitori è difficile resistere alle insistenze dei figli che si confrontano con compagni e si influenzano a vicenda. Non sarebbe allora più facile mettersi d’accordo prima tra famiglie, magari appartenenti alla stessa classe, gruppo sportivo, associazione, Comune di residenza?
Da qui nasce l’idea di questo Patto digitale, nata poco più di un anno fa a Ponte nelle Alpi (BL) a partire da un nucleo di 7-8 famiglie.
Le regole
Questo “Patto” si fonda su cinque regole, condivise tra le famiglie partecipanti:
- partecipare a momenti di educazione digitale sia per adulti che per ragazzi, dato che le nuove tecnologie digitali sono un’opportunità e una parte imprescindibile del nostro futuro. Formandoci possiamo intravedere e promuovere le potenzialità e tenerci informati e aggiornati anche su responsabilità e rischi;
- far accedere i figli solo a contenuti adatti alla loro età, rispettando quanto indicato, ad esempio, per i videogames. Ma non solo anche tablet, programmi tv, smartphone, ecc…;
- consegnare gli smartphone ai figli non prima del termine della seconda media. Non si tratta solo di posticipare o vietare ma di favorire nel frattempo un utilizzo attivo e creativo delle tecnologie di casa (pc, tablet, ecc.);
- i ragazzi devono utilizzare i devices in maniera “trasparente” almeno fino ai 14 anni, consentendo ai genitori di vedere quello che viene fatto. Questo sia per una responsabilità civile e penale dei genitori, sia in ottica di accompagnamento progressivo attraverso un dialogo, non con un controllo nascosto;
- stabilire ulteriori regole in famiglia per l’utilizzo dello smartphone. Poche regole condivise tra genitori e figli, ma chiare e coerenti, possono essere la chiave per diventare utilizzatori responsabili ed equilibrati;
Impegno e partecipazione attiva
L’impegno di seguire i punti del patto rimane comunque personale, e va vissuto e portato avanti all’interno della propria famiglia. Aderire al patto significa soprattutto non sentirsi soli in questo percorso, ma parte di una comunità educativa coerente.
L’iniziativa non si esaurisce qui, perché da quando è iniziata questa avventura è sempre stato forte l’impegno dei genitori per promuovere ed organizzare loro stessi momenti di educazione digitale per adulti e ragazzi.
Tra le attività organizzate dalle famiglie del patto ci sono tre conferenze per genitori sul “parental control”, sui videogiochi e sul ruolo educativo degli adulti; in più è stato realizzato un corso sull’utilizzo consapevole degli smartphone per ragazzi di prima media, con il conseguimento di un patentino.
Una contaminazione positiva
Il patto di comunità si è fatto conoscere all’interno del proprio Comune e ad oggi ne fanno parte circa 80 genitori, e il sostegno è arrivato anche dall’amministrazione comunale e dall’Istituto Comprensivo. L’interesse per questo tipo di alleanza (nato da un bisogno educativo) ha fatto nascere molte realtà simili nei territori vicini, tanto che sono aggiunti negli ultimi mesi altri quattro patti simili in altri Comuni della stessa provincia.
L’iniziativa di Ponte nelle Alpi è uno tra i primi progetti di questo genere in Italia, e aderisce all’iniziativa nazionale Patti digitali; in Italia sin contano oggi circa 40 patti, tutti nati da genitori che vogliono essere meno soli nell’affrontare questa sfida.
Per sottoscrivere il patto o avere ulteriori informazioni è possibile scrivere a
pattodigitalepontenellealpi@gmail.com
o visitare
www.pattidigitali.it