Search

La sfida della genitorialità responsabile

Tempo di lettura:

8 minuti

Maria Cristina Vespa
Redazione Azimuth – gazzellatenace@gmail.com

L’integrazione dei codici di vita materno e paterno come via elettiva di educazione e sviluppo armonico dei figli.

Ruoli genitoriali oggi

I cambiamenti sociali in atto danno adito a nuove interpretazioni della genitorialità, ovvero quell’insieme di funzioni di accudimento e di processi che riguardano la cura dei figli.

La famiglia e i genitori sono cambiati e continuano a trasformarsi nelle aspettative, nei bisogni, negli stili educativi, nei valori morali di riferimento, nelle diverse storie ed origini culturali.

L’incremento delle separazioni e dei divorzi, la diminuzione dei matrimoni, la riduzione dei membri dei nuclei familiari, il calo della natalità, l’aumento delle famiglie monoparentali e ricostituite, l’organizzazione dei tempi di lavoro, una maggiore tendenza all’isolamento della famiglia rispetto alla vita sociale sono solo alcuni dei mutamenti che hanno causato una serie di trasformazioni nell’assetto della famiglia, producendo processi di rivisitazione delle dinamiche familiari che interessano i ruoli genitoriali.

Il disordine indistinto della cosiddetta post-modernità e delle nuove configurazioni familiari, porta il genitore a confrontarsi con il concetto di competenza, ovvero della capacità di fare bene ciò che si è preposti a fare e di agire in modo da essere funzionale al bisogno di un altro che necessita di essere accolto, curato, sostenuto, educato.

Il concetto di competenza, in relazione alla genitorialità, richiama al senso di responsabilità educativa nell’azione, cosa che per molte coppie di genitori oggi può rappresentare motivo di timore ed inadeguatezza.

La locuzione “responsabilità genitoriale” che segna una svolta terminologica e culturale, surclassando quello di “patria potestà” e di “potestà genitoriale”, rappresenta il fondamento di quell’insieme di regole che costituiscono l’essenza del rapporto di filiazione e si sostanziano negli obblighi di mantenimento, di istruzione e di educazione della prole, regole che devono trovare uniforme applicazione indipendentemente dalla natura, giuridica o di fatto, del vincolo che lega i genitori (C.Cost. 394/ 2005).

La relazione collaborativa madre-padre come approccio educativo

Con codice materno e paterno intendiamo quei codici della vita caratterizzati da intenzioni, atteggiamenti, sentimenti e comportamenti peculiari che corrispondono a tratti e che sono applicabili in determinati contesti di vita.

Tali tratti non sono qualità statiche che si posseggono o non si posseggono, quanto piuttosto delle direzioni, dei percorsi da compiere. Essi si strutturano e trovano espressione solo all’interno delle relazioni, infatti, un singolo codice non è una lingua esaustiva in sé ma un linguaggio che ne presuppone un altro con cui intersecarsi e completarsi.

La diversità e la complementarità della madre e del padre, nell’integrazione delle loro specificità, in una prospettiva di collaborazione paritaria, nella trasmissione dei loro peculiari codici, sono modalità funzionali ad uno sviluppo armonico ed integrato dei figli.

Per sviluppo armonico e proiettato alla costruzione della maturità della persona si intende quella capacità di accogliere ed offrire la vita, di avere cura di sé e degli altri, di nutrire la propria interiorità, di vivere tutti gli eventi in maniera evolutiva, di abitare il conflitto in maniera generativa, di elaborare le perdite, di innovarsi e rigenerarsi, di sentirsi responsabili nei confronti di chi ci è accanto e dell’ambiente naturale nel quale viviamo.

Il codice paterno e quello materno, la funzione affettiva e la funzione normativa delle due figure genitoriali si dovrebbero intrecciare in modo sinergico nell’educazione dei figli e delle figlie.

Nella responsabilità genitoriale vi è quindi il compito condiviso di instaurare una relazione collaborativa con una adeguata armonizzazione dei ruoli nell’azione educativa con i figli affinché, questi ultimi, possano crescere al meglio, non sperimentando le conseguenze dell’individualismo insolidale degli adulti.

Codice materno e paterno: accogliere e trasmettere le differenze

Nella vita privata e nella vita sociale, la madre svolge funzioni di accoglienza e protezione, tende a mantenere i figli al sicuro dentro la dimora domestica offrendo radicamento, appartenenza, un porto sicuro; ciò vale pure per le madri che lavorano anche fuori casa. In questa dinamica di attaccamento e separazione, il padre è colui che lancia i figli fuori dalla dimora protetta, incoraggiandoli ad affrontare le sfide della vita sociale.

Entrambi i genitori fanno sperimentare ai figli che la famiglia offre ai suoi membri un rifugio dopo l’essersi confrontati e l’essersi messi alla prova fuori casa, alleviando le ferite e le fatiche che possono aver riportato perché in casa si è amati per come si è, non per i successi che si conseguono.

Simbolicamente la madre porta il figlio in braccio e lo stringe a sé trasmettendogli protezione.

Il padre solleva il figlio piccolo sulle spalle affinché si ampli il suo orizzonte, lo incoraggia a muovere i primi passi verso di lui che lo attende a braccia aperte, mentre la madre lo incoraggia in tal senso, oppure lo lancia in alto per poi riafferrarlo subito. Questa funzione paterna facilita nel bambino l’acquisizione della sicurezza necessaria per uscire dal nido protettivo della famiglia, per osare con coraggio, per misurarsi con le sfide che il mondo esterno propone.

Anche le modalità con cui madri e padri giocano con i propri figli sono diverse. Le madri li inseguono e li richiamano per evitare che corrano troppo, che si facciano male, che sudino o che prendano freddo, mentre contemporaneamente rivolgono loro raccomandazioni per evitare rischi per sé e per gli altri.

I padri invece, li lasciano liberi, anzi, li spingono a correre, salire, saltare, giocare, osare sempre di più, e sempre meglio, sia nei giochi, sia nelle attività ricreative che nei compiti che pone la vita.

In questa prospettiva le funzioni materne si riferirebbero prevalentemente all’ambito dell’ “essere” del figlio, mentre quelle paterne al “fare”; entrambe però contribuiscono al modellamento della sua personalità attraverso permessi, orientamenti, linee guida, restituzioni, regole e divieti circa ciò che il figlio è, oppure circa quello che il figlio fa.

Nella relazione dinamica tra le virtù di misericordia e giustizia, entrambe necessarie a chi educa, la messa in atto della prima, di solito, è ritenuta prevalentemente materna, mentre la seconda è percepita più come paterna. Spesso si osserva che dai padri i ragazzi si attendono delle regole condivise, da rispettare; i figli hanno bisogno di punti fermi per sperimentarsi, anche quando sono nella fase della ribellione adolescenziale e mettono a dura prova la pazienza paterna.

Si nota invece che dalla mamma i figli si attendono, più spesso, comprensione, perdono ed indulgenza per moderare l’esigenza del dovere.

Rispetto agli uomini, le donne, nell’educare i figli, dimostrano solitamente una più profonda percezione del senso della vita e dell’intima unità dell’esistenza, un più acuto senso del reale, dell’unità e dell’universalità della vita, in sintesi, una maggiore ed innata saggezza pedagogica.

La figura materna aiuta i figli a comprendere che esistono delle eccezioni motivate alle regole universali; che in famiglia si fanno delle “ingiustizie giuste”, nel senso di dare di più a chi possiede di meno; che le fragilità personali sono accolte ed accettate quando sono sinceramente riconosciute; che il perdono risolve molti problemi relazionali; che ogni persona è unica ed irripetibile.

Uomini e donne caratterizzati da intransigenza, rigidità e freddezza spesso non hanno sperimentato questo tipo di relazione con la propria madre né hanno avuto la possibilità di compensare adeguatamente tale carenza emotiva ed educativa.

Il padre è colui che espone il figlio all’esperienza del dolore e lo incoraggia ad affrontare e sostenere i momenti di prova. Egli lo pone o lo lascia consapevolmente in situazioni psicologicamente difficili, che contengono una fatica da accettare, uno sforzo da compiere che lo aiutano a comprendere e ad accettare la “legge della vita”, esperienza e “rito di passaggio” che farà di lui una persona diversa e migliore. La cultura educativa moderna che non concepisce il valore della trasmissione del codice paterno cresce figli più vulnerabili, più difficili da gestire in famiglia e nelle istituzioni ma soprattutto incapaci di sostenere la vita con le sue inevitabili frustrazioni e difficoltà. Con l’esautoramento della figura paterna è stata abbattuta ogni forma di autorità, da quella scolastica a quella statale.

Conclusione

È sempre più frequente che il momento della prova e della fatica nel contesto della vita coniugale abbia come esito la separazione.

Sebbene, i coniugi abbiano la possibilità di separarsi fisicamente e legalmente tra di loro, questo non può essere attuato con i figli. Anche quando, di comune accordo, marito e moglie vengono meno ai propri vicendevoli doveri coniugali non possono rinunciare ai propri doveri educativi nei confronti dei figli che hanno messo al mondo.

La famiglia è l’ambito elettivo in cui, attraverso la relazione, vengono trasmessi i codici di vita materno e paterno ed in cui avviene il loro apprendimento ed interiorizzazione da parte dei figli.

Si sottolinea che il modello dei codici di vita necessita di flessibilità di adattamento in relazione allo specifico contesto e circostanza. Esistono casi in cui per esempio, quando viene meno il padre, certe madri svolgono degnamente anche funzioni educative tipicamente paterne, dimostrando talora una forza superiore a quella di molti uomini; lo stesso sanno fare alcuni padri per quanto riguarda le funzioni ritenute più materne, quando la mamma non c’è più. «Al di là di ogni rigida speculazione e di ogni polemica scientifica, basterebbe che i genitori agissero in comune e creativamente, che si compensassero l’un l’altro spontaneamente, e che né il padre, né la madre ritenessero di poter essere sostituiti dal coniuge» (Torelló, 29, 1995).

Fonti consultate

Punzi I. (2018), I quattro codici della vita umana Filialità, maternità, paternità, fraternità, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi).

Poli O. (2011), Cuore di papà. Il modo maschile di educare, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi).

Torelló G. (1995), La famiglia: personaggi ed interpreti, Ares, Milano.

Contenuti correlati