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Cuori gioiosi, portatori di gioia (anche in ospedale)

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Stefano Morato
Redazione Azimuth – stefano.morato@azimuth.fse.it

Il progetto Giocare in corsia: molto più di un’attività ludica

Le righe che seguono sono frutto di un incontro con Roberto Michielon, responsabile dal 2009 del progetto Giocare in corsia della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Questa associazione opera nei confronti di bambini e ragazzi nei reparti pediatrici, grazie a numerosi volontari (160 solamente a Treviso). L’impegno è quotidiano, con attività proposte nelle varie ore del giorno, la cui importanza non si ferma all’aspetto ludico.

Tutto con il gioco, niente per gioco

Le attività di Giocare in Corsia sono tutte impostate sul gioco, perché questa è la principale attività del bambino (aspetto che dovremmo sempre tenere a mente!) ed è ciò di cui sente più la mancanza in una stanza d’ospedale. Oltre al gioco, sono importanti l’ascolto di fiabe e le attività pratiche che riportano il bambino nella sua dimensione e negli aspetti della sua normalità, così come la scuola in ospedale. Giochi, racconti, attività manuali sono infatti degli ingredienti sempre presenti anche nelle nostre attività delle prime Branche. Un bambino ospedalizzato ha così qualcosa di cui parlare con i familiari durante le visite, esperienze che appartengono al suo mondo. L’obiettivo dell’associazione, infatti, non è quello di far ridere i bambini, ma di riportarli alle loro consuetudini, di fare in modo che le giornate in ospedale siano un po’ a loro misura.

Preparazione e competenza

“Una frase sbagliata, detta ad un bambino, può fare grossi danni”. Ho sentito in diverse occasioni queste parole, sia nella mia formazione da Vecchio Lupo, sia in quella come insegnante che, interiormente, nelle mie riflessioni da genitore. L’ho sentita anche da Roberto, quando mi ha parlato delle numerose ore di formazione obbligatoria (per la durata di circa sei mesi) che bisogna fare per diventare volontari di G.I.C., a cui si aggiungono corsi di formazione annuali. Bisogna, infatti, imparare a relazionarsi con il bambino, sapere chi si ha di fronte e come comportarsi. Non si può pensare di indossare un travestimento da clown, fare uno spettacolo da protagonisti e basta. Ricordiamoci anche noi, e insegniamo a chi muove i primi passi nel Servizio in Unità, che non siamo lì per essere noi i protagonisti, ma che al centro c’è sempre la singola ragazza o ragazzo. Quanto è importante una formazione che contempli anche aspetti psicologici, relazionali e non solamente tecnici!

Un approccio multisensoriale

Oltre alle attività di ascolto di fiabe animate e a vari giochi, G.I.C. ha organizzato da qualche tempo un “biscottificio in pigiama”, per cui i bambini, guidati da uno chef, realizzano dei biscotti in appositi spazi messi a disposizione dall’ospedale. Collaborano a questa attività anche alcuni studenti di un istituto alberghiero, segno di un’attenzione alla formazione dei giovani in senso lato. Oltre al piacere di mangiare qualcosa di dolce, di materno, di diverso dal cibo della mensa ospedaliera, senz’altro il profumo dei biscotti che si diffonde per le corsie appartiene alla dimensione del bambino molto di più che l’odore dei disinfettanti. A proposito, che odore hanno le nostre Tane/Sedi?

Il progetto LILT Giocare in corsia nasce nel 1994 con l’obiettivo di umanizzare l’esperienza ospedaliera del bambino, portando il gioco in pediatria come mezzo per rendere meno estraneo questo ambiente e per permettere relazioni d’aiuto nelle esperienze condivise con i pari. Il progetto è attivo a Treviso, Conegliano (TV), Latina e da alcuni anni collabora con ospedali tumorali a Kiev e a Novosibirsk in Siberia.
Per ulteriori informazioni: www.giocareincorsia.com

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