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Claudio Favaretto

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Alessandro Barbaro
Gruppo Treviso 2


Sono venuto, ho svolto il mio compito… e sono tornato a casa

Domenica 5 novembre 2023 è tornato alla Casa del Padre Claudio Favaretto, Capo Riparto, Capo Clan, Capo Gruppo nel Treviso 2°, Consigliere Nazionale dal 1982 al 1997 e dal 2003 al 2006, Commissario Nazionale Esploratori dal marzo 1990 a maggio 1991, Commissario Generale Scout da maggio 1991 ad aprile 1997, uno dei principali artefici dell’Eurojam ’94 di Viterbo. Rimarrà di lui una traccia indelebile nello Scautismo trevigiano e nazionale ricordandone la grande passione educativa, la competenza metodologica e il tratto umano diretto e sincero.
Vogliamo ricordarlo attraverso un estratto dell’omelia di Mons. Giuseppe Rizzo, in occasione della celebrazione del trigesimo della scomparsa di Claudio.


CHIESA DI S. PIO X DI TREVISO,
6 dicembre 2023

Comincio da lontano il mio discorso, carissima Marilena, figli e nipoti di Claudio, Fratelli Scout e amici. Prendo lo spunto da un lontano ricordo: il Campo mobile nazionale dell’FSE, forse il primo della recente costituzione dell’Associazione, svoltosi nell’Agordino, in un anno che non ricordo [anno 1977], con partenza e conclusione a S. Simone di Vallada [Forcella Lagazzon – Canale d’Agordo], e al quale io partecipai, su invito dei vecchi amici del Treviso 2, mentre ricoprivo in quel tempo il servizio di Assistente provinciale dell’AGESCI. E, per la squisita gentilezza dei responsabili, fu affidato a me di chiudere, con un pensiero spirituale, l’ultimo fuoco del Campo.

Scelsi allora, dal Salmo 76, un versetto che così suona:

Penso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
medito e il mio spirito si va interrogando”

Questa stupenda perla del Salterio declina le tre dimensioni del tempo, senza delle quali non possiamo vivere. Cito, a commento, l’aforisma di un anonimo autore che rende ragione di questa verità perché, scrive… “finché abbiamo ricordi, il passato dura; finché abbiamo speranze, il futuro ci attende; finché abbiamo amici, il presente merita di essere vissuto”. E noi abbiamo ricordi, speranze e amici. È bello per noi, ripeterlo ora, qui, mentre pensiamo a Claudio, un nostro amico, perché egli entra, come tutti coloro che sono, o sono stati, parte della nostra vita nelle dimensioni incancellabili del nostro tempo.

Questa sera le parole del Salmo riprendono la loro forza e fanno ricordare, a me e a voi, a Marilena soprattutto, ai figli, ai nipoti, i giorni passati, gli anni lontani… E questi ricordi sono motivo di una profonda riflessione sul tempo, anzi di una benedizione per gli anni che abbiamo vissuto con Claudio. La sua presenza è stata un canto che non si spegne, il suo servizio all’ideale scout una scia di luce, la sua dedizione all’educazione, nella sua famiglia e nella scuola, un sentiero tracciato incontro al significato, al perché della vita.

[omissis]

-Mons. Rizzo commenta il brano del Vangelo dedicato alla moltiplicazione dei pani e dei pesci-

Gesù Maestro ha passione e compassione della gente, come dicono le parole rivolte agli apostoli, mentre guarda la folla di “zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati…”. La compassione è il primo pane necessario che Gesù offre alle folle affamate, perché distribuisce loro, prima del pane il suo cuore. Se non c’è cuore non c’è educazione. E l’educazione, cioè la compassione del cuore, l’apertura del cuore, è il primo pane cui ha diritto una creatura.

[omissis]

La scena è movimentata e stupenda: la gente sembra partecipare ad una solenne e ordinata liturgia, avendo gli apostoli come ministri del banchetto divino: essi, infatti, prendono il pane dalle mani di Gesù e lo offrono alla gente: ministero meraviglioso e salvifico. C’è, nel gesto degli apostoli che “consegnano” il pane, anche l’essenza della mediazione educativa.

Nel tuo amatissimo latino, caro Claudio, lo stesso verbo, <tràdere>, indica due azioni decisive ma contrapposte: può infatti significare, e si può tradurre, sia come <trasmettere>, <consegnare>, ma anche come <tradire>. Ora non c’è un terreno più esposto alla ambivalenza come quello dell’educazione: quanti genitori, quanti educatori, quanti insegnanti, quanti ministri di Dio e anche Capi scout; e quanti pubblici responsabili delle comunità, in ambito sociale, culturale, politico…non trasmettono, non consegnano la coscienza del fine…ma lo tradiscono o per incoerenza personale o per incompetenza! E i frutti li vediamo!

Su questo punto tu, Claudio, con grande rigore educativo e talora con motivata severità, hai caratterizzato la tua presenza ed esercitato il tuo ruolo in famiglia, a scuola, nello Scautismo, nella Chiesa. Sei stato geloso della tradizione, consapevole che tutto si riceve e si trasmette, senza intorbidare l’acqua del <pozzo dei padri>, e facendo consapevoli le giovani generazioni di Capi scout, che tutto si giocava lì: il Capo non è uno che trasmette nozioni ma trasmette significati, perché lo stesso gesto, le stesse proposte, hanno significato e valore diversi, se passano solo attraverso la competenza o se giungono attraverso la testimonianza di una vita.

[omissis]

Mi piace congedarmi da te, in questo momento con una memoria scout cara a tutti noi.

Nel cimitero di Nyeri, in Kenya, si trova la tomba di Robert Baden-Powell, Capo Scout mondiale, e della moglie, Olave Baden-Powell, Capo Guide mondiale. Sulla bianca lapide, oltre a queste essenziali parole, non ci sono altre scritte, ma c’è, nel linguaggio eloquente di un segnale di pista, un messaggio di esemplare sobrietà che riassume la densità e la ricchezza delle loro vite. Vi è incisa una circonferenza che racchiude al suo centro un punto, decodificati in questo messaggio: “Siamo venuti, abbiamo svolto il nostro compito e siamo tornati a casa”.

Ecco, Claudio, noi ci sentiamo salutati da te, e da te ci congediamo, proprio così, con le convincenti e consolanti parole che ascoltiamo dalla tua inconfondibile voce, dalla tua anima che ha concluso la sua giornata terrena ed è tornata a Dio:

Sono venuto, ho svolto il mio compito… e sono tornato a casa”.

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