Don Davide Martini
Assistente Regione Ovest
GUIDARE LA MIA CANOA MA VERSO DOVE?
Preparandoci all’Assemblea Generale del prossimo maggio, i Gruppi di ogni Regione sono stati invitati, come sappiamo, a vivere un momento di ascolto di tutti i Capi nell’ormai consueto stile sinodale. Si è chiesto di riconoscere quali fossero nella nostra Associazione le radici (quei principi fondamentali che dovremmo rafforzare), le foglie (tutto ciò che bisognerebbe avere il coraggio di lasciare andare) e i semi (quelle sfide educative che interpellano ogni Capo nella sua vita e nel suo servizio).
All’interno della Regione Ovest il lavoro svolto nei Gruppi ha fatto emergere chiaramente la marginalità dell’aspettofede. Essa è presente, a volte fatta rientrare nella formazione spirituale, come elemento delle radici ma in modo impalpabile. Specularmente a questa assenza è, invece, emerso, tra le varie indicazioni, l’invito a rivedere l’approccio dell’Associazione a questioni sensibili e sentite che ruotano intorno alla dimensione morale della sfera affettiva. A questo riguardo la richiesta è quella di un ripensamento, di una rinfrescata, di un ammodernamento, che a volte ha portato anche a suggerire la revisione del Direttorio Religioso.
Il ruolo della fede nella vista scautistica
Credo si possa comprendere come i due aspetti siano tra loro collegati: l’aspetto morale della vita umana (che riguarda, in soldoni, le scelte e le azioni dell’uomo nella sua quotidianità) è strettamente legato alla fede (la relazione con Dio, accogliendo il Quale l’uomo accoglie anche la sua parola, i suoi insegnamenti). Se credo in Dio credo anche in tutto ciò che Lui ci ha rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere.
L’aspetto critico da affrontare (volendolo intendere nell’accezione positiva di discernimento e di valutazione) credo sia dunque questo: dobbiamo chiederci quale sia il ruolo della fede nella nostra vita scautistica. Se è certamente chiaro a tutti, come anche confermato dal lavoro nei Gruppi, che la nostra Associazione è un movimento educativo, bisognerà chiedersi (nei Gruppi, ma anche e soprattutto a livello personale da parte di ciascun Capo) che ruolo riveste la fede in questo progetto, che ruolo ha la fede nella mia vita.
Se la fede attraversa i quattro punti di B.P. fino a legare il treppiede di Strada-Comunità-Servizio, bisogna chiarirci su cosa sia questa fede. Cosa sia realmente.
Ora la fede possiede certamente un carattere di relazione personale con Dio, ma, contemporaneamente e per certi versi in modo antecedente, anche un aspetto comunitario. È infatti nella fede della Chiesa che noi siamo stati battezzati. È grazie alla Chiesa che abbiamo ricevuto l’annuncio del Vangelo secondo il quale, da buoni cristiani, cerchiamo di vivere ogni aspetto della nostra vita. Così che possiamo ripetere con S. Cipriano di Cartagine: nessuno può avere Dio per Padre se non ha la Chiesa per Madre. Una fede amodomioci allontana dalla fedeinDio.
Un lavoro urgente e di confronto
Coloro che fondarono l’Associazione nello Statuto stabilirono all’articolo 1 di darsi come scopo quello di formarebuonicristianiebuonicittadinisecondoilmetodoautenticoenellospiritodelmovimentoscoutideatoerealizzatodaLordRobertBadenPowell.
Fecero dunque, una scelta consapevole e coraggiosa di impegno nell’educazione dei giovani, mostrando chiaramente la loro adesione convinta alla fede cattolica: formare buoni cristiani e buoni cittadini (come chiaramente scandito nell’articolo 2 dello Statuto). Loro scelsero di non scindere questi due aspetti e di dare la priorità alla fede. Si può essere buoni cittadini anche senza essere buoni cristiani, ma se si è un buon cristiano si sarà anche un buon cittadino. Penso quindi che quella sulla fede sia, tra le tante questioni emerse, la più importante e la più urgente proprio perché palesatasi per assenza. Un lavoro di confronto prima di tutto personale per ogni Capo e poi, certamente, da vivere anche nei Gruppi e a salire in tutta l’Associazione.
Certo, seguire Gesù Cristo è assai più complicato che seguire Baden Powell. Le parole di B.P. possono essere piene di saggezza e di esperienza, ma solo Gesù Cristo si è rivelato a noi come via, verità e vita.
Non è un caso che nel Vangelo secondo San Giovanni, proprio dopo essersi rivelato e aver chiesto totale adesione a sé, Gesù sperimenti l’abbandono di molti suoi discepoli (cfr Gv 6,48 ss) che si tirarono indietro smettendo di seguirlo (Gv 6,66). È in quel momento che Gesù chiede ai Dodici: volete andarvene anche voi? Conosciamo la risposta di Pietro: Signore,dachiandremo?Tuhaiparoledivitaeterna!(Gv 6,68).
Una parola esigente
La parola del Signore si presenta come undiscorsoduro(Gv 6,60), soprattutto quando tocca la durezza del nostro cuore. A volte fa male, perché è viva, efficace e piùtaglientediognispadaadoppiotaglio;essapenetrafinoalpuntodidivisionedell’animaedello spirito,dellegiuntureedellemidollaescruta isentimentie ipensierideicuori(Eb 4,12-13). Ma è l’unica parola che può essere lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino (cfr. Sal 118). Perché, se certamente è bello e giusto guidare la propria canoa, non lo si può fare senza sapere dove andare.
Per la nostra vita e per la nostra Associazione è giunto il momento di chiederci: dove andremo, Signore? Se ci faremo questa domanda senza paura e ipocrisia anche noi arriveremo a dire con Pietro ed il salmista: Tuhaiparoledivitaeterna!Nonmiallontanodaituoigiudiziperchéseituadistruirmi.Hogiuratoeloconfermodicustodireituoiprecetti di giustizia. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioiadelmiocuore (cfr Sal 118).