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La figura dell’ R-S

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A cura della Commissione “Alleanze Educative” del Consiglio Nazionale

Introduzione

L’originalità del Metodo scout risiede nel proporre un gioco aperto a tutti, bambini, adolescenti ed adulti, in cui ciascuno abbia l’opportunità di respirare la logica della vita, comprenderne la sapienza, appassionandosi a questo gioco e, giocando, scoprire e dare continuamente forma al senso della propria esistenza.

Va però sottolineato che, nella nostra Associazione, statutariamente, la presenza degli Scout adulti si giustifica nella misura in cui essi svolgano un servizio per i ragazzi.

Nel 2019 l’Associazione ha censito 20.026 iscritti dei quali 15.801 soci giovani e 4.225 adulti (Capi, Commissari, Incaricati, Assistenti, R-S).

Da notare che 25 anni fa, nel 1996, l’Associazione censiva 19.031 iscritti dei quali 16.249 soci giovani e 2.782 adulti.

Quindi, rispetto al 1996, siamo cresciuti di circa 1.000 iscritti, ma abbiamo perso circa 500 ragazzi, mentre abbiamo incrementato gli adulti di circa 1.500 persone.

Una volta Scout sempre Scout

Baden-Powell non volle mai mettere un limite di età per il Movimento da lui fondato, tanto che affermava, ormai raggiunti gli 80 anni: «Nell’Associazione Scout avevamo una regola secondo la quale si poteva essere Capi in età da 18 ad 81 anni, pur di rimanere ragazzi, poi abbiamo dovuto estendere il limite massimo di età, avendo qualche giovane vivace talento che è ancora più vecchio!» (Taccuino, 2001, 213). Fino dal 1933 il potenziale, costituito in tutti i Paesi, dell’esistenza di migliaia ed in certi casi di milioni di adulti Scout, non era sfuggito a B.-P., che nel 1933 diceva: «Uno degli argomenti discussi alla Conferenza Internazionale di Gödöllö è stato quello degli adulti scout: ossia del mantenimento dei contatti con il

Movimento da parte di coloro che sono stati Esploratori e che successivamente si sono inseriti nella vita. In molti Paesi questi uomini vengono ora censiti e costituiscono simpatizzanti attivi del Movimento tra l’opinione pubblica. Ci si attende da essi che rinnovino il loro legame con lo Scautismo, interessandosi alle attività dei gruppi scout più vicini e facendo ciò che possono -molto o poco che sia- per aiutare il Movimento e per continuare personalmente ad osservare nella loro vita lo spirito della Legge Scout. Tra i popoli dei Paesi civili dobbiamo ormai avere parecchi milioni di adulti scout, e il loro ritorno nel Movimento, anche in forma organizzativa così ottenuta, non può mancare di creare in ogni Paese una potente forza di sostenitori e simpatizzanti» (Taccuino, 2001, 270).

Questo degli “adulti scout” era un ambito che stava particolarmente a cuore a B.-P., tanto che dice:

«Voglio raccomandare alla vostra considerazione la questione di mantenere gli ex-scout a contatto con il Movimento e con i suoi ideali. Vi sono parecchi aspetti validi in questa idea e, per quanto possa giudicare, nessun inconveniente. Il metodo generalmente impiegato è che ogni Gruppo Scout resti in contatto con i suoi ex-membri quando essi entrano nella vita e si scelgono la professione. Si chiede a questi “adulti Scout” di continuare ad interessarsi alle unità e li si invitano a presenziare a raduni, attività sportive, feste, ecc. Il valore per il Movimento è che i ragazzi presentemente nelle unità sono incoraggiati dall’interessamento che per loro mostrano i predecessori. Si stabilisce una tradizione e gli anziani danno l’esempio ai fratelli più giovani. Distribuiti fra la popolazione essi formano un lievito di simpatizzanti comprensivi e fedeli sostenitori dello Scautismo. Il legame degli adulti scout con l’organizzazione attuale ha anche valore per il Movimento in un altro modo in quanto, come scopriamo in pratica, molti di loro, dopo essere stati per un periodo lontani dallo Scautismo, tornano ad esso con rinnovato fervore e sono lieti di riprendere servizio come Capi per contribuire ad un suo più ampio sviluppo. Gli stessi adulti non possono mancare di trarre giovamento da questa ripresa di contatto personale con lo Scautismo, che li conduce a rivivere la propria gioventù tra i ragazzi e al tempo stesso fissa per essi una linea di condotta nella vita tramite una rinnovata osservanza dello spirito della Legge Scout nel loro agire quotidiano, così in ogni Paese si costituisce un solido gruppo di uomini sicuri di notoria lealtà e buona volontà.

Per il singolo, quindi per ciascun Paese e per il Movimento, il mantenere gli adulti Scout come associati ha molti vantaggi: ma al di là di tutto ciò, vi è un valore ancor più grande, cioè quello della fraternità internazionale. In quasi ogni Paese vi sono, non solo migliaia, ma -in alcuni- milioni di antichi Scout e Guide tra la popolazione, formati ad essere cittadini leali e servizievoli e buoni amici e compagni con i loro fratelli Scout e sorelle Guide di altre nazioni» (Taccuino, 2001, 294-295).

Aveva un ambizioso sogno Baden-Powell nell’immaginare un esercito pacifico di adulti scout che influendo sulla politica mondiale potessero promuovere significativamente la pace: «Molti milioni di coloro che sono stati Scout o Guide ora formano nei vari paesi un “lievito” di uomini e donne che non si curano di dissidi minori o controversie passate, ma, guardano avanti ad un futuro di felicità e prosperità per tutti tramite amicizia e solidarietà reciproche» (Taccuino, 2001, 231).

Successivamente, in Italia Mario Mazza, fondatore dello Scautismo cattolico, nel 1954 aveva lanciato un appello attraverso il motto caro a B.-P.: «Una volta Scout, sempre Scout» decidendo di dare vita alle prime Compagnie dei Cavalieri di San Giorgio, vere e proprie unità che raccogliessero la categoria degli adulti scout; infatti, nella tradizione dello Scautismo Cattolico la figura dell’R-S non esiste.

Le origini (a cura di Grieco a.)

«Ricevi ora queste lettere d’argento che mostreranno a tutti che sei un Rover-Scout d’Europa».

Con queste parole il Capo Clan consegna il distintivo “R-S” al Rover che sta ricevendo la Partenza. In origine, però, il distintivo non era “R-S” ma “S-S”. Nulla a che vedere con le “SchutzStaffeln”, le “SS” di germanica memoria. “S-S” era la sigla di “Senior Scouts”, come B.-P. nel 1917 aveva denominato il suo primo tentativo di una proposta per gli Scouts più grandi, tentativo che qualche anno dopo divenne “Rover Scouts”. Dopo qualche mese dal suo ingresso in Clan (che in Gran Bretagna si chiamava “Crew”) e dopo avere effettuato una “Veglia” di riflessione, il giovane diveniva “Rover Scout” e indossava due spalline verdi, i nastrini omerali rosso, verde, giallo e il distintivo “R-S” che portava sul cappellone in posizione frontale. Da notare che nastrini e distintivo “R-S” erano dati al momento dell’ingresso ufficiale nel Clan e non al momento dell’uscita. Infatti, lo Scautismo britannico non aveva la Partenza, che fu un’idea dello Scautismo cattolico francese e non di B.-P., e quindi non esisteva un’età limite per rimanere in Clan. Nella UIGSE-FSE il distintivo “R-S” ha assunto il significato anche di “Rendere Servizio” e, con questo significato esso è adottato anche dalle Scolte.

Per capirne il significato bisogna sapere che, quando nacque la nostra Associazione, per la Terza Branca femminile ci si ispirò allo Scoltismo dell’A.G.I. con le relative denominazioni. E quindi si disse “Scolta Semplice”, per la Scolta appena entrata, “Scolta Viandante” per la Scolta che aveva firmato l’Impegno e “Scolta di San Giorgio” per la Scolta che aveva preso la Partenza. Di conseguenza, sfogliando i primi numeri di Carnet di Marcia in copertina vi è il logo “S-G” (“Scolta di San Giorgio”). Poi, per uniformarsi con le Terze Branche femminili delle altre associazioni della UIGSE-FSE, fu deciso di utilizzare anche per le Scolte la barretta R-S, con il significato di “Rendere Servizio”, e quindi Carnet di Marcia modificò il logo delle Scolte. Qualcuno ha l’abitudine di aggiungere la sigla “R-S” alla propria firma. Però vi è chi scrive “RYS”, ispirandosi probabilmente a una forcola, ma questo è inesatto. Infatti, fin dalle origini del Roverismo, chi aggiunge alla propria firma l’indicazione di avere conseguito la Partenza, utilizza sempre e solamente la sigla “R-S”.

Gli R-S

Il termine “R-S” è entrato in uso nella nostra Associazione dopo che, nel 1990, l’approvazione delle Norme Direttive della Branca Rover e di quelle della Branca Scolte, ha definito in maniera più chiara il significato della Partenza, gli obiettivi e le caratteristiche per raggiungerla.

Con questo termine che tradizionalmente, è inteso come abbreviazione delle parole “Rover Scout” e “Rendere Servizio” (tradizionalmente, corrispettivo femminile del primo) intendiamo tutti coloro (sia nella sezione maschile che femminile) che hanno completato il cammino prendendo la Partenza o che sono entrati in Associazione in età adulta.

Divenire R-S significa fare una scelta convinta di rendere servizio come Scout: “Se piace a Dio, per sempre”. Arrivati ai 21 anni d’età, si presuppone che un ragazzo abbia capito se lo Scautismo fa per lui o meno. La sua scelta di continuare, quindi, dovrebbe essere voluta, libera e consapevole. Pertanto, la Scolta/il Rover che decide di “prendere la Partenza” dalla Comunità di Fuoco/Clan, rinnova la sua Promessa impegnandosi a continuare con il servizio associativo. A questo punto egli, infatti, ha ormai interiorizzato il concetto del servizio vissuto in Terza Branca e da quel momento in avanti cercherà di farlo diventare un vero e proprio stile di vita sapendo ora orientarsi da sé nella propria vita, secondo l’atteggiamento del «guida da te la tua canoa» (Baden-Powell, 2000, 25).

I servizi che può svolgere un R-S sono diversi in quanto possono essere a diretto contatto con i ragazzi o con i Capi (Capo Unità, Aiuto, Commissario, Incaricato, ecc…), oppure possono essere incarichi di supporto (magazziniere, tesoriere, cambusiere, ecc…) a livello di Gruppo o a livello associativo (Distretto, Regione, Nazionale, Federale).

Naturalmente, il servizio di qualunque “R-S” è effettuato gratuitamente, come tutti i servizi nello Scautismo e come prevede anche il nostro Statuto, il quale stabilisce che qualunque servizio o prestazione, anche professionale, di un socio viene svolto a titolo gratuito (art. 35 Statuto). Può essere riconosciuto all’interessato solamente un rimborso per spese di missione e di viaggio effettivamente sostenute e documentate (art. 36 Statuto).

Chi, invece, sceglie di non continuare perché lo Scautismo non fa più parte della sua vita, dopo la Partenza, lascia il Gruppo Scout.

La comunità R-S, (realtà non prevista dallo Statuto ma tradizionalmente ormai presente in molti Gruppi) sebbene non sia collocata in alcuna Branca, è parte integrante del Gruppo.

Spesso, però, in Associazione chi svolge un servizio (Capi, Commissari, Incaricati, ecc) non viene indicato come “R-S” ma con il suo incarico e come tale viene gestito in maniera più diretta dagli organismi associativi direttamente responsabili. Quindi si parla di attività, incontri, riunioni, ecc…, per i Capi Unità di una certa Branca, per i Capi Gruppo, per i Commissari, e così via.

Con il termine “R-S” vengono abitualmente indicati, più genericamente, tutti quegli adulti presenti nei Gruppi e che non fanno più parte del Clan o del Fuoco. Alcuni di essi svolgono servizio come Aiuto Capi o in altri incarichi di Gruppo o associativi, mentre alcuni non svolgono, o non svolgono più, un servizio di quelli indicati precedentemente ma continuano a censirsi in Associazione e a volte ci si rivolge a loro per varie evenienze o necessità di Gruppo o associative.


Maria Cristina Vespa
 Redazione Azimuth - mariacristina.vespa@azimuth.fse.it  
 

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