MARCO LUCIDI
Pattuglia Tecnica
IL PRIMO PASSO, IL PIU’ DIFFICILE è: METTERSI ALLA RICERCA…MA DI CHI?
“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20,29)
Ripensando alle “fonti”… B.-P.
“L’importanza di saper seguire le tracce
È sempre per altro il principale modo, per un esploratore, di procurarsi informazioni, e per un cacciatore di trovare selvaggina. Ma per diventare un buon cacciatore di tracce dovete cominciare ad esercitarvi da giovani, ed allenarvi ogniqualvolta uscite a passeggio, sia in città che in campagna. Se fin dal principio vi ricorderete di farlo costantemente, vi accorgerete ben presto che diventerà per voi spontaneo ad abituale anche senza dover fare alcuno sforzo di volontà.”
SpR, 12^ Chiacchierata al Fuoco di Bivacco, COME SEGUIRE LE TRACCE
L’impronta di Dio
“Domine, quo vadis?”
“Venio Romam iterum crucifigi”
Questo lo scambio tra San Pietro in fuga da Roma dalle persecuzioni ad opera dell’imperatore Nerone, e Gesù che appare di nuovo al suo discepolo per indicargli la Via. Quella che è in verso contrario rispetto a quella dell’uomo… ”Torno a Roma per essere crocifisso di nuovo!”.
Le orme reali, concrete, come quelle lasciate da Gesù ed oggi custodite nella chiesetta di Santa Maria in Palmis, narrano una storia, una presenza ancora viva, una direzione e un obiettivo. La salvezza è nel tornare a Roma, per affrontare il proprio destino. Se non si segue quella traccia, si è persi in preda alla paura dell’ignoto.
Ma quanti di noi sapevano dell’esistenza di questo segno così importante per l’ennesima ed ultima, perché si concretizzerà con il martirio, conversione di San Pietro?
Ecco, lo spirito del cercatore di tracce deve essere lo stesso…guardarsi intorno con la consapevolezza che se si sa dove, come e quando cercare, ci si troverà anche a scoprirne il perché!

Cosa cercare
A chiunque, girando per un bosco, piacerebbe imbattersi in un animale selvatico ma è molto più facile intravedere un uccello in volo o la sua silhouette contro sole. Gli uccelli infatti sono più facili da avvistare di giorno dei mammiferi. Al visitatore disattento un bosco potrebbe quindi sembrare abitato solamente di uccelli, quando magari, nelle sue vicinanze stanno osservandolo tanti altri piccoli e grandi animaletti. Il fatto di non aver avvistato animali in una data zona non vuole dire che questi non ci siano. Prima di trarre conclusioni bisogna osservare attentamente le tracce che indicano la presenza, le abitudini alimentari, la vita familiare degli animali.
…guardandosi intorno
Le tracce non sono necessariamente le impronte del passaggio di animali ma anche resti alimentari, escrementi, piume, tane, ecc. Tutto questo rivela ad un occhio esperto il passaggio di un animale.


Ma perché gli animali lasciano tracce?
Gli animali lasciano tracce involontariamente (come i resti di pasto) o volutamente, ad esempio come strumenti di comunicazione per delimitare il proprio territorio: le fatte lasciate bene in vista da una volpe possono avere lo stesso significato del canto di un uccello.

Impronte e informazioni sull’andatura
Le impronte sono le tracce spesso più conosciute ma non sempre facili da trovare, dato che è meglio cercarle nella neve o nel fango. È importante, per identificare la traccia di un animale che appoggia dita (come i cani) o l’intera pianta (come gli orsi), contare il numero delle dita e dei cuscinetti, e verificare la presenza degli artigli. Per capire poi se l’impronta sia di un arto destro o sinistro sarà sufficiente verificare la posizione del dito esterno più corto (il pollice). Se ci trova di fronte ad una pista le impronte posteriori sono distinguibili per la maggior profondità e distanza tra le dita. Per i mammiferi dotati di uno zoccolo le valutazioni non sono molto diverse ma consideriamo che quando questi vanno al passo o trottano tendono a metter le zampe posteriori nello stesso punto di quelle anteriori sovrapponendole almeno in parte mentre in corsa questo non accade e sono leggermente divergenti rispetto alla direzione della pista. Anche gli uccelli, infine, lasciano impronte: dal numero delle dita, dalla loro posizione e simmetria, dalla presenza o meno di artigli o di membrane interdigitali si può, in alcuni casi, riconoscere l’ordine dell’uccello.

Resti alimentari ed escrementi
I resti di pasto e le riserve alimentari sono un importante segno della presenza di qualsiasi animale. Gli scoiattoli divorano le pigne in un modo così particolare che è impossibile non riconoscere e distinguere da quello di altri roditori (vedi immagini). Alcuni rapaci ingoiano le loro prede intere rigettando poi sotto forma di borre tutto ciò che non hanno digerito (ossa, piume e pelo). Grazie alle borre possiamo ottenere informazioni utili sia sulla presenza delle prede (micromammiferi, insetti, ecc.) sia dei predatori.

Trovare chi si nasconde
Un’escursione naturalistica in cerca di tracce comincerà in genere al mattino, con buone condizioni di luce e senza precipitazioni atmosferiche. L’abbigliamento sarà mimetico e adeguato al tipo di terreno su cui ci si muove. Una attrezzatura minima comprende un binocolo, sacchetti di nylon, qualche scatolina, coltello, lente, gesso e acqua per i calchi. Sarà bene che il percorso sia stato stabilito in precedenza sulla carta in modo che attraversi ambienti differenti in quanto a cibo e disponibilità di acqua. Per osservare direttamente gli animali è necessaria una totale padronanza di sé. In natura ciò significa saper essere concentrati su ciò che si sta facendo non solo a livello mentale ma anche sensoriale, cercando di percepire, suoni immagini, odori. La camminata dovrà essere silenziosa e non troppo veloce, limitando i segni del proprio passaggio. Ogni tanto conviene fermarsi in ascolto e accucciarsi per osservare meglio tracce, segni, piste tra i cespugli, e soprattutto avvertire eventuali scie odorose lasciate da un recente passaggio di selvatici. Ci si dovrà muovere controvento, a mezzacosta ed evitando quelli luoghi in cui la sagoma umana sarebbe individuabile da molto lontano. Un modo molto efficace per osservare la fauna è infine quello dell’appostamento nei punti di probabile passaggio, contro luce o in capanni appositi.
Lo Scout vede nella natura l’opera di Dio, ama le piante e gli animali
“…Infine il rispetto della natura si fa possibilità di rivelazione di Dio e di lettura della sua bellezza.
«Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelligenza nelle opere che Lui ha compiuto». (Rom 1,20)
Questo domanda allora un occhio nuovo, libero da bassi egoismi, capace di rallegrarsi delle bellezze, di contemplare, rimanere gioiosamente ammirato fino a fare un dialogo profondo con Colui che ne fu l’autore e che il Creato manifesta. Solo con occhio libero e amoroso potrai dialogare con Dio e contemplarlo presente nella sua apparente assenza fino a sentirlo vicino e presente in quel cielo che guardi, nell’aurora che sorge radiosa, nell’immensità delle montagne e del mare, nel buio della notte perché sempre e dappertutto là Tu sei, o Dio! “Quando vengo per pregare nel deserto, preparo la mia preghiera con la contemplazione delle cose. Penso proprio che il Signore le abbia messe lì per questo. Quando ero più giovane e impaziente, mi inquietavo davanti ai giovani Scouts che alzavano la tenda e guardavano con curiosità e affetto il bosco e gli animaletti piccoli sotto le foglie ingiallite. Mi pareva un perditempo. Ero immaturo e non capivo che il migliore catechismo è fissare le cose perché attraverso di esse Dio incomincia a parlarci”. (C. Carretto – “Dio che viene”)”
Da Pregare la Legge, STRUMENTI DI CARNET DI MARCIA, 1981



